Uno sguardo ai primi 40 numeri di east ci permette di notare le trasformazioni occorse dal 2004 a oggi nei Paesi che abbiamo osservato con il nostro magazine. Cina, India, Russia, Turchia, Est europeo: non vi è area del mondo da noi analizzata che non sia profondamente mutata in questi (pochi) anni, attraverso rivolgimenti che non hanno risparmiato l’Italia né i nostri vicini.
Anche east è cambiato nel corso del tempo. Il lettore troverà da questo numero un giornale più snello, ma insieme più ricco di rubriche e analisi, utili per comprendere meglio il mondo in cui viviamo, con le sue evoluzioni e le crisi che lo attraversano.
Abbiamo davanti un 2012 colmo di importanti appuntamenti politici di rilevanza globale: dalle elezioni in Russia, in agenda a marzo, che lasciano intravedere un ridimensionamento di Putin, al XVIII Congresso del Partito comunista cinese, previsto per il prossimo autunno, che comporterà un rinnovamento profondo ai vertici del potere nel Paese del Drago, fino alle presidenziali di novembre negli Stati Uniti, su cui si concentrerà l’attenzione di tutto il pianeta.
Per non parlare, poi, dei complessi processi di transizione in atto nei Paesi nordafricani e mediorientali, attraversati da un’ondata di risveglio democratico.
Il Dossier di questo numero è, infatti, dedicato alle Primavere arabe un anno dopo la loro esplosione e all’impatto che stanno suscitando anche su altri attori del mondo musulmano.
I media ci hanno raccontato giorno per giorno ciò che accadeva e noi abbiamo provato a fare il punto raccontando delle storie che ci sono parse emblematiche: quelle del blogger egiziano Alaa, a firma di Paola Caridi; delle donne tunisine e del loro ruolo nella rivoluzione, nel reportage di Giuliana Sgrena; dell’intricato mosaico delle milizie libiche all’indomani della fine della guerra civile, nell’articolo a cura di Amedeo Ricucci e Stefano Tinazzi; dei giovani creativi siriani che irridono il potere del regime, nel pezzo di Donatella Della Ratta.
Un articolo di Marta Ottaviani ci offre uno sguardo sulla Turchia, che si presenta come modello per le nuove democrazie musulmane, malgrado le sue irrisolte controversie interne. Un’analisi approfondita di Farian Sabahi e una straordinaria testimonianza sotto pseudonimo, direttamente da Teheran, aprono una finestra sulle inquietudini e le speranze che attraversano l’Iran odierno. I nostri collaboratori vi propongono poi delle letture per chi volesse approfondire gli argomenti trattati nel Dossier.
Il portfolio è firmato da Davide Monteleone, fotografo italiano, vincitore di ben 3 World Press Photo, che ha documentato e sta continuando a documentare le Primavere arabe. Anche la copertina di questo numero è sua.
Ricche le rubriche, come abbiamo detto: Sponda Ovest, a cura di Roberto Santaniello e Sponda Est, a cura di Stefano Bottoni, agende aggiornate sugli appuntamenti europei più importanti; Appunti da Tel Aviv, a cura di Manuela Dviri e le analisi del Centro Levada dalla Russia; e le consuete Cose dell’Altro mondo, a cura di Francesca Lancini e le curiose cifre dei Numeri in libertà, a cura di Carlotta Magnanini.
Per i reportage, presentiamo il Kosovo quattro anni dopo la guerra, la “sottile” linea Durand fra Pakistan e Afghanistan e il Kashmir conteso e diviso fra India e Pakistan.
Giuseppe Scognamiglio ci offre, infine, una riflessione di grande interesse sulle democrazie europee di fronte alla crisi dell'euro.
A proposito di cambiamenti, vogliamo dare un saluto affettuoso e un ringraziamento sentito per il grande lavoro svolto a Vittorio Borelli – fondatore e fin qui direttore di east – e un benvenuto a Maria Cuffaro, che da questo numero ci darà una mano a rendere la nostra rivista sempre più attenta ai fatti del mondo.
Emanuele Bevilacqua
I frequenti appuntamenti elettorali spesso condizionano le scelte della politica, ostacolando l’adozione di misure di lungo periodo per fronteggiare le crisi.
Il consenso attorno al leader russo non è più granitico come un tempo. Le accuse di brogli nelle ultime elezioni parlamentari hanno ulteriormente incrinato la fiducia nei confronti di Putin e fatto scendere in piazza decine di migliaia di cittadini indignati.
Ritratto della capitale rumena, nata sotto il dominio ottomano nel Quattrocento, influenzata dalla cultura francese nell’Ottocento e tornata ad aprirsi all’Occidente dopo l’isolamento dell’era Ceausescu. La Bucarest odierna si avvia ad assumere una nuova identità urbanistica e sociale.
La storia di Alaa, intellettuale, esperto di informatica che, imprigionato sotto Mubarak, diventa voce e anima della rivoluzione. Deposto il vecchio regime, finisce di nuovo in carcere per ordine dei generali che ora detengono il potere.
Mentre nelle piazze siriane prosegue la protesta, spesso soffocata nel sangue della repressione, molti giovani creativi mettono alla berlina il potere con video e messaggi dissacranti, efficace forma di resistenza non violenta.
Nel Paese, alla ricerca della stabilità dopo mesi di guerra civile, le armi in circolazione – mai riconsegnate dai miliziani al termine dei combattimenti – e le divisioni fra clan rivali rappresentano ancora un serio ostacolo per la pace.
Reportage tra le donne tunisine. Il prezzo della democrazia potrebbe essere molto alto, si teme che le tunisine possano essere costrette a rinunciare ai loro diritti, conquistati paradossalmente sotto il regime corrotto di Ben Ali.
Riuscirà la diplomazia di Obama a scongiurare una guerra che sembra ineluttabile? Nel Paese, intanto, è stretta sul Movimento verde in vista delle prossime elezioni parlamentari.
Mohsen Firuzi è lo pseudonimo di un giovane di 26 anni. Un ragazzo come tanti, figlio della borghesia colta di Teheran, che non può firmare con il suo vero nome. Mohsen usa internet, studia e sogna un futuro felice con la sua ragazza che vorrebbe poter tenere per mano: un rivoluzionario in Iran.
La Turchia diventa modello per le nuove democrazie musulmane, eppure deve fare i conti con le proprie contraddizioni: da una parte la voglia di laicità, dall’altra le vecchie tentazioni repressive. Nel 2012 Ankara deve approvare una nuova Costituzione.
La stagnazione economica è l’esito delle rivolte del 2011. Crescita zero per Tunisia ed Egitto, -45% per la Libia. La crisi potrebbe lasciare spazio alla cosiddetta finanza islamica, un mondo finanziario parallelo a quello occidentale, finora sconosciuto in questi Paesi.
La povertà e le difficoltà economiche inducono spesso le famiglie a vendere le figlie a trafficanti senza scrupoli. Per una vergine ricchi sfruttatori arrivano a pagare migliaia di dollari. Le vittime, quando riescono a sfuggire agli aguzzini e a denunciarli, vengono trattate come criminali e incarcerate.
Da lavapiatti a fotografo di guerra: Nachtwey racconta come ha iniziato e cosa lo spinge a continuare a girare il mondo per raccontare la guerra con gli occhi delle vittime e le malattie dalla parte dei malati. Da trent’anni i suoi scatti emozionano e raccontano le vicende di chi la storia la subisce.
Quattro anni dopo la guerra del Kosovo le due comunità vivono ancora separate. Prosperano solo le mafie locali.
Reportage nella terra dei pashtun al confine tra Pakistan e Afghanistan, bombardati dai droni Usa e minacciati dai talebani afghani, un conflitto che provoca migliaia di profughi e di morti.
Un conflitto infinito, talvolta dimenticato, l’anelito alla libertà di un popolo e una risorsa naturale, l’acqua, che potrebbe nel prossimo futuro diventare moneta di scambio per ottenerla. Reportage da una regione stretta fra due fuochi, in cui si gioca una delicata partita tra India e Pakistan.
Sono una fan dei panda sin da quando ho lavorato a un documentario per la televisione su questo animale a rischio di estinzione che è anche il nostro tesoro nazionale. E ho seguito l’ultimo fiasco che l’ha visto coinvolto.
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