È certamente presto per tracciare un bilancio dei processi politici e sociali innescati dalla caduta dell’Urss. In alcune delle ex repubbliche sovietiche, oggi indipendenti, si assiste a un continuo cambiamento di scenari, a stop and go dall’esito tutt’altro che scontato. La dimostrazione più evidente è che le elezioni tenutesi in Lettonia a fine settembre hanno visto vincitore il partito filorusso. Nella stessa Russia la situazione appare ancora fluida, come dimostrano le molte analisi dell’Istituto Levada e la dialettica fra Putin e Medvedev di cui east ha scritto anche nel numero scorso. Ciò premesso, a noi sembra evidente che quanto più lo stato delle cose resterà confuso e incerto nel perimetro dell’ex Urss, tanto più si consoliderà la tendenza ad approfittare delle difficoltà per rilanciare nuove forme di centralismo e aggregazione imperniate su Mosca. Un’analisi di quanto sta avvenendo in quest’area del mondo è al centro del Dossier di questo numero, curato da alcuni studiosi come Fernando Orlandi e Piero Sinatti e da un gruppo di validissimi reporter: Astrit Dakli, Francesco Guarascio, Alessandra Garusi, Massimiliano Di Pasquale, Antonella Vicini e Stefano Grazioli.
Sul tema dei debiti sovrani e della crisi dell’euro interveniamo con un editoriale di Thomas Klau, responsabile della sede di Parigi del Consiglio europeo per le relazioni estere.
Numerosi, come sempre, gli articoli e i reportage sull’Asia. In questo quadro, un’attenzione particolare è stata posta agli investimenti delle potenze asiatiche in altre parti del mondo. Si veda, per esempio, l’intervista a Giuseppe Arcucci, di Invitalia, sugli investimenti giapponesi in Italia.
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