In Iran si continua a morire per un’idea di democrazia che non sarà forse maggioritaria ma che coinvolge strati sempre più ampi della popolazione. In Cina Google minaccia di andarsene per non fare harakiri sottoponendosi a censura.
In Afghanistan i talebani non smettono di ricattare le famiglie che vogliono mandare a scuola le loro bambine. In Angola gli oppositori del regime si fanno pubblicità prendendo a mitragliate il pullman della squadra del Togo.
Sono soltanto esempi tratti dalla cronaca più recente. La violenza politica, la negazione dei diritti fondamentali della persona, la repressione ottusa di qualsiasi forma di dissenso critico e di opposizione sociale e politica sembrano sempre più caratterizzare questa fase della globalizzazione.
Scriviamo “sembrano” perché, secondo alcuni osservatori, la violenza politica
c’è sempre stata e il fatto di averne oggi una percezione più acuta dipende
semplicemente dall’abbondanza e dalla velocità dell’informazione. Sarà anche
vero, ma non riusciamo a farcene una ragione. E “nel nostro piccolo”, come si dice,
proseguiamo nell’analisi e nella denuncia di tutto ciò che offende la dignità delle
persone e dei popoli. Lo facciamo in questo numero 28 di east con l’intervista
di Farian Sabahi alla scrittrice iraniana Azar Nafisi, con l’analisi di Boris Dubin
sui mass media russi, con il portfolio fotografico di Monika Bulaj sul Tagikistan
e con il bellissimo reportage di Wojciech Jagielski dall’Afghanistan dopo il voto.
Il Dossier è dedicato al tema dell’evoluzione degli equilibri mondiali
dopo la grande crisi innescata dai mutui subprime. In particolare
ci siamo chiesti, con gli articoli di Luca Vinciguerra e Marco Masciaga,
come si siano mossi e a quale ruolo aspirino i due giganti asiatici, India e Cina.
Ampio spazio anche al tema della governance mondiale
dopo il clamoroso fiasco del vertice di Copenaghen sul clima. Se ne occupano
l’ambasciatore Renato Ruggiero, Donato Speroni e Maurizio Testa.
Sull’Europa disegnata dal Trattato di Lisbona ospitiamo
il primo contributo di Ulrike Guérot, una scienziata della politica
entrata recentemente nel Comitato dei corrispondenti della rivista.
La presenza degli europei, con posizioni che spesso si elidono tra loro, rischia di diventare un fattore di debolezza nella *governance* globale
La lotta alle emissioni di gas serra è stata schiacciata tra interessi particolari e imminenti scadenze di programmi economici
Cresce il processo di massificazione, ma senza una modernizzazione sul piano istituzionale
La crisi russa ha aggravato la situazione economico-sociale
Nella lotta per il gas, Pechino mette a segno un punto a suo favore
L’Azerbaigian è il tassello insostituibile del mosaico della diversificazione energetica targata Ue
Dopo otto anni di guerra, i leader occidentali pensano a come ritirarsi
Intervista esclusiva all’autrice di *Leggere Lolita a Teheran*
Sfruttando il vuoto politico lasciato da altri, Pechino si è inserita nel gioco del potere
La Cina cerca un modello di riferimento forte. E torna in auge Mao
Il problema di un’energia più pulita non è più solo un mito occidentale
Tibet, Arunachal Pradesh e Pakistan linee di attrito tra i due giganti
I governi di New Delhi e Islamabad hanno trovato nell’Afghanistan un ring neutrale
Rappresentano il 2% della popolazione, ma è un sikh anche l’attuale premier
Per il pensatore ungherese non c’è democrazia se restano sensazioni di paura e pericolo
Uno dei fondatori di Charta 77 ci racconta
Ispirato a Primo Levi il libro *Gli ebrei nel campo di Fossoli 1943-1944*
Un moderno *skyline* dominato ancora dal palazzo della Cultura e delle Scienze
L’atmosfera tedesca è rimasta intatta in tutto il suo fascino nella capitale della Lettonia
Parla il presidente di Sira Group Valerio Gruppioni
Parla Fabrizio Di Amato, presidente e Ad di Maire Tecnimont
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