Yemen: contestazioni dopo il rientro di Saleh

26/09/2011 — Asia

redazione


Il ritorno a sorpresa del presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, avvenuto venerdì dopo tre mesi trascorsi in Arabia Saudita, ufficialmente per sottoporsi a delle cure, ha generato un'ennesima ondata di proteste nella capitale del Paese.
Il presidente, in un discorso trasmesso ieri sera dalla televisione di Stato, si è detto pronto a un passaggio dei poteri, in conformità con il piano elaborato dalle monarchie del Golfo, ma ha precisato che questo potrà avvenire solo tramite il ricorso ad elezioni anticipate.
Il Consiglio di cooperazione del Golfo aveva nei mesi scorsi messo appunto una road map che prevedeva la formazione di un governo provvisorio di riconciliazione nazionale da parte dell'opposizione e, allo stesso tempo, le dimissioni di Saleh, in cambio dell'immunità per lui e il suo entourage di regime.
Il popolo è sceso in piazza, accusando il presidente di voler letteralmente aggrappato al potere. Mohammad Qathan, portavoce del gruppo che riunisce le forze di opposizione parlamentare, ha dichiarato che le parole del presidente rendono evidente l'impossibilità di giungere a una soluzione politica della crisi e che dunque la rivoluzione deve proseguire e, anzi, intensificarsi.
Nella piazza del Cambiamento, al centro della capitale Sana'a, i dimostranti hnno inscenato una pacifica manifestazione di protesta: decine di migliaia di persone si sono unite a due distinti cortei, uno formato da donne, l'altro da uomini. Le manifestazioni odierne non hanno fatto registrare particolari incidenti, anche grazie al fatto che la gente era riunita in settori controllati dalle forze dell'esercito che si sono unite alla contestazione.
Questo a differenza di quanto accaduto nella giornata di ieri, allorché diciotto persone sono rimaste ferite (e una versa in gravissime condizioni) per i colpi d'arma da fuoco sparati da uomini fedeli al presidente Saleh, durante una manifestazione simile a quella di oggi.
La situazione resta dunque estremamente fluida e pericolosamente in bilico, caratterizzata da un attrito apparentemente insanabile fra un regime che non vuole arrendersi alle richieste del popolo e un'opposizione che non intende placare i fermenti rivoluzionari.









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