Il premier ungherese, Viktor Orbàn, ha difeso oggi davanti al parlamento europeo riunito a Strasburgo la riforma della Costituzione, che la Commissione europea, dopo un'attenta analisi dei contenuti, ha ritenuto incompatibile con la normativa comunitaria, invitando l'Ungheria ad intervenire quanto prima per operare quelle modifiche al testo che lo riallineino ai principi della legislazione Ue, pena la messa in moto di una procedura di infrazione.
Orban, in un'intervista al settimanale tedesco Bild, si è detto pronto a piegarsi alla forza, ma non agli argomenti dell'Unione.
A preoccupare l'Europa, fra le varie riforme introdotte dalla nuova Carta fondamentale ungherese, è la ridotta indipendenza della Banca centrale, Orbàn ha ribadito che il vertice dell'istituto è stato nominato dal precedente parlamento e che non cambierà fino al termine del mandato, previsto per il 2013.
A Strasburgo il premier ungherese a tenuto a ribadire che il suo Paese è e resterà una solida democrazia, fatta di gente che lotta per la libertà, e ha dunque invitato gli eurodeputati a leggere bene il testo della nuova Costituzione. Ha quindi affermato di essere pronto a discutere e negoziare con la Commissione europea qualunque problema, a patto che lo si faccia sulla base di argomenti seri.
E la Commissione guidata da Barroso ieri ha minacciato di denunciare l'Ungheria alla Corte di Giustizia europea, qualora Budapest si rifiutasse di modificare quegli articoli della Costituzione contrari ai valori e alla normativa dell'Unione.
Ad esempio, oltre quel che riguarda la Banca centrale, preoccupa la riforma che introduce il pensionamento anticipato (dai 70 ai 62 anni) dei magistrati, che di fatto significa mandare a casa circa 250 giudici e che per l'Ue integra una fattispecie discriminatoria che stride con le norme europee.
Bruxelles, aprendo tre procedimenti sanzionatori nei confronti dell'Ungheria, ha concesso ai magiari un mese per adottare le misure necessarie ad emendare gli articoli oggetto di controversia.
Qualora Budapest non venisse incontro alle richieste della Commissione, quest'ultima avvierà la seconda fase della procedura d'infrazione, previo invio di un rapporto motivato.
Secondo gli osservatori il rischio più grave per l'Ungheria risiede nel fatto che le decisioni della Commissione potrebbero inficiare l'erogazione del prestito (stimato fra i 15 e i 20 miliardi di euro) che Budapest attende da Ue e Fondo monetario internazionale.
Commissione europea e Fmi hanno sospeso in dicembre i negoziati preliminari con l'Ungheria, temendo che la nuova normativa relativa alla Banca centrale ne comprimesse l'indipendenza.
Bruxelles, tuttavia, si dice fiduciosa nell'esito positive delle trattative e un incontro fra Barroso e Orbàn è in agenda per il prossimo 24 gennaio.