Un autunno caldo anche per la Francia
Il leit motiv della necessita' di tagliare la spesa pubblica potrebbe presto colpire anche la Francia.
Passato l'entusiasmo per l'elezione del Socialista Hollande alla Presidenza viene da chiedersi, infatti, come il Paese riuscira' a rispettare l'obiettivo di un deficit/Pil al 4,5% quest'anno e al 3% l'anno prossimo, se non aggiungendo agli aumenti delle tasse anche pesanti tagli alla spesa pubblica.
Secondo un ultimo rapporto della Corte dei Conti nazionale, mancano all'appello (senza considerare le maggiori spese annunciate dal neo Presidente) €6-10 mld per quest'anno e € 33 mld per il prossimo (ipotizzando un Pil non inferiore all'1%). L'aumento delle tasse sui più' ricchi, sulle successioni, sulle transazioni finanziarie, sulle banche e le imprese petrolifere, sulle stock options e sulle grandi compagnie (+5%), annunciate dal PM Ayrault, sembra difficile possano bastare con una spesa pubblica che ha ormai raggiunto il 56% del Pil (la più' alta in Europa dopo quella danese). Anche la promessa elettorale di creare 600000 nuovi posti per gli insegnanti senza aumentare la spesa, lascia ipotizzare tagli in altri settori.
In questo contesto e' facile ipotizzare che, anche per il Presidente francese, eletto con la promessa di porre fine all'austerita' in un periodo in cui nessun paese puo' farne a meno, aldila' delle promesse, si prospetta un autunno caldo (magari attutito dall'aver colpito prima il business e i più ricchi).