Lei è rinchiusa da fine dicembre nel carcere di Kharkov, nell'Ucraina dell'Est e i suoi sostenitori si stanno adoperando per raccogliere le firme necessarie per candidarla al Nobel della Pace. Yulia Tymoshenko, la leader della Rivoluzione arancione, processata e condannata a 7 anni da un tribunale di Kiev per abuso di potere, presunto reato attribuitole perché quando era primo ministro del suo Paese siglò un accordo con Putin per la fornitura di gas, giudicato poi nocivo per gli interessi ucraini e favorevole alla Russia, sta lottando disperatamente per essere liberata. La condanna e il processo sono stati ritenuti una farsa dai suoi suoi sostenitori e compagni di partito, nonché da buona parte degli osservatori internazionali, una mossa del suo acerrimo nemico politico, l'attuale presidente ucraino Yanukovich, già spodestato nel 2004 dalla rivolta guidata dalla pasionaria Yulia e da Viktor Yushenko, che denunciarono i brogli verificatisi durante le elezioni presidenziali di quell'anno.
Un malore ha colto venerdì scorso la Tymoshenko in carcere. La donna è stata soccorsa con molto ritardo, e sono in molti a credere che i suoi avversari politici la vogliano eliminare anche fisicamente, facendo magari apparire la cosa come un incidente.