I risultati di queste elezioni evidenziano però altri importanti elementi:
-Il cambio di leadership avvenuto nel primo partito di opposizione, il Partito Repubblicano (CHP), ha premiato facendolo passare dal deludente 20,6% delle elezioni del 2007 al 26% dei voti ottenuti in questa tornata. Segnale che le nuove svolte modernizzatici impresse con coraggio dal leader Kilicdaroglu al Partito: importanza dell’UE, aperture all’autonomia locale dei Curdi, maggiore attenzione ai temi sociali senza necessariamente arrivare al confronto tra secolarismo e islamismo (il 90% della popolazione turca è musulmana), ha certamente premiato il Partito.
- Gli scandali sessuali non hanno affatto toccato il Partito Nazionalista MHP che, con quasi il 13% delle preferenze, ha dimostrato di poter contare su una propria base elettorale difficilmente inquadrabile in altri partiti.
- Diventa sempre più stringente l’esigenza di risolvere la questione curda. Quest’anno i deputati indipendenti filo-curdi dovrebbero infatti essere salita a 36 (dai 20 del 2007), ben oltre quei 30 deputati che lo stesso Partito curdo aveva dichiarato come obiettivo. Certamente ha avuto un ruolo la decisione di non candidare solo esponenti della militanza curda, ma il risultato evidenzia come le politiche fino ad oggi messe in atto dal Governo corrispondono sempre meno alle esigenze di questa minoranza, a cui occorre certamente dare una risposta.
Se, indubbiamente, da una parte il CHP sta nuovamente divenendo un “reale” sfidante per l’AKP, dall’altra, a negare il completo trionfo dell’AKP è stato però il superamento dell’inusuale soglia di sbarramento (10%, la più alta tra le democrazie mondiali) da parte dell’MHP e l’ingresso in Parlamento di numerosi deputati indipendenti. Nel complesso il risultato per il Paese è assolutamente positivo grazie soprattutto a due elementi. Il primo è che sicuramente l’AKP è il partito che ha dimostrato di saper affrontare le sfide che il Paese ha davanti e che, ancora oggi, continuano ad essere numerose: ingresso nell’UE, un’economia che rischia il surriscaldamento con un alto tasso di disoccupazione e un’eccessiva dipendenza dai capitali esteri, la questione curda e delle altre minoranza presenti sul territorio, l’esigenza di una nuova Costituzione. Il secondo attiene invece all’esigenza di equilibrio tra le principali forze, anche opposte, che caratterizzano questo Paese. In questo senso, l’ingresso in Parlamento di altre 3 fazioni ha scongiurato quella maggioranza dei seggi per l’AKP che, non rendendo necessari accordi con l’opposizione e referendum popolari, avrebbe dato un potere d’azione sui valori fondamentali caratterizzanti il Paese che, guardando ai possibili cambiamenti costituzionali, avrebbe certamente comportato qualche tensione in più.
Le elezioni e i successi del Paese continuano a dimostrare come una popolazione a maggioranza musulmana possa riuscire perfettamente nella volontà di essere un Paese laico, capitalista e democratico. Finchè la Turchia continuerà ad identificarsi in questi tre pilastri, mantenendoli in equilibrio, il Paese continuerà a far parlare di sé come modello per i Paesi dell’area., Paese da invidiare per gli islamismi della regione, “Cina d’Europa” per i membri dell’UE e oggetto di confronto tra coloro che ne colgono le reali potenzialità e sono favorevoli ad un suo futuro ingresso nell’UE e coloro che ancora non le comprendono.-