Israele accusa l'Iran di essere il mandante dei falliti attentati di ieri a Bangkok, i cui obiettivi esatti, peraltro, sono ancora ufficialmente al vaglio degli investigatori e della polizia thailandese e che, invece, secondo il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, e l'ambasciatore in Thailandia, Itzhak Shoham, volevano colpire proprio target israeliani.
Al momento sono stati fermati due presunti terroristi iraniani, uno dei quali rimasto gravemente ferito (ha perso le gambe) nell'esplosione accidentale di uno degli ordigni. Un terzo componente del commando sarebbe riuscito invece a fuggire in Malesia, eludendo i controlli all'aeroporto di Bangkok.
Considerando la nazionalità dei fermati e il tipo di bombe che nascondevano in casa e che hanno fatto esplodere in strada, i sospetti di Israele sembrano fondati: il segretario del Consiglio per la sicurezza thailandese, Wichian Podphosri, ha rivelato, infatti, che gli ordigni avevano lo stesso dispositivo magnetico – atto a piazzarli sui veicoli in cui viaggiano gli eventuali obiettivi – che possedevano quelli utilizzati negli attentati di lunedì contro target diplomatici israeliani a Nuova Delhi e Tbilisi.
Tuttavia il ministro degli Esteri thailandese, annunciando la cattura di due cittadini iraniani, accusati di aver provocato esplosioni illegali, non ha voluto parlare apertamente di atti terroristici.
Come prevedibile da Teheran è comunque giunta una secca smentita alle accuse israeliane. Per il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, si tratta di un tentativo da parte di Israele per indebolire le buone relazioni che intercorrono fra la repubblica islamica e la Thailandia.