Il giorno in cui il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in una conferenza stampa durante la sua missione diplomatica in Libano, ha energicamente ammonito il presidente siriano Assad affinché ponga fine alle violenze contro il suo popolo, lo stesso Assad ha annunciato che decreterà un'amnistia generale a favore di tutti i detenuti nelle carceri del Paese, arrestati durante le rivolte che infiammano la Siria da dieci mesi.
Finora erano state disposte solo alcune amnistie parziali, una a novembre scorso e una all'inizio di gennaio, e che hanno riguardato poco più di 1500 detenuti.
Questo ulteriore e più ampio provvedimento giunge a pochi giorni dalla presentazione del rapporto degli osservatori inviati dalla Lega Araba per monitorare l'effettivo compimento del piano sottoscritto dal presidente siriano con i rappresentanti dell'organizzazione in dicembre e che prevedeva, fra i vari punti dell'accordo, la liberazione delle persone incarcerate per le rivolte di piazza, la smilitarizzazione delle città teatro delle manifestazioni più violente e degli scontri più sanguinosi con le forze di sicurezza inviate dal governo siriano, nonché l'instaurazione del dialogo con i rappresentanti delle opposizioni per garantire il ripristino della pace sociale.
Ma secondo alcuni, in primis l'emiro del Qatar, la missione degli osservatori sarebbe risultata inefficace e non avrebbe di fatto allentato le violenze e la repressione da parte del regime contro i ribelli.
Anche l'ambasciatrice Usa presso l'Onu, Susan Rice, ha confermato i dati poco confortanti denunciati dall'emiro e da altri analisti.
Secondo l'Onu 5mila persone avrebbero perso la vita dall'inizio delle proteste nel marzo scorso, a fronte dei 2mila soldati e agenti di sicurezza che sarebbero, secondo il governo siriano, vittime delle violenze e degli attentati perpetrati da milizie clandestine ribelli in varie città del Paese.
Ad ogni modo, con il suo monito, Ban Ki-moon ha voluto ancora una volta cercare di indurre il presidente siriano a più miti consigli, onde evitare ad ogni costo un intervento armato contro Damasco, opzione che in molti sperano di evitare, e che almeno due Paesi, come Cina e Russia, rifiutano categoricamente, forti del loro potere di veto all'interno del Consiglio di sicurezza.
Il segretario Onu ha sottolineato come il sollevamento popolare che ha coinvolto in questi ultimi mesi numerosi Paesi arabi, dal Nordafrica al Medio Oriente, deve far riflettere quei leader che non si vogliono ancora rassegnare ad ascoltare l'anelito alla democrazia espresso dalla propria gente, visto che chi finora non lo ha voluto assecondare "ha seminato vento e ha raccolto tempesta".