Siria: massacro a Homs. Chiude ambasciata Usa a Damasco

06/02/2012 — Asia

redazione


Gli Stati Uniti hanno chiuso oggi la loro ambasciata a Damasco, dopo che nei mesi scorsi ne avevano ridotto il personale, sempre per motivi di sicurezza.
Intanto il presidente Obama, dichiara che la drammatica situazione siriana deve essere risolta con il ricorso alle sanzioni, non alle armi. Dunque, escluso un intervento militare che avrebbe conseguenze potenzialmente disastrose anche per gli equilibri della regione, si auspica di poter raggiungere un accordo in seno alle Nazioni Unite che porti a una risoluzione di condanna nei confronti del regime di Assad e costringa il presidente siriano a fare un passo indietro, permettendo così la formazione di una governo di transizione che a sua volta apra la strada ad elezioni libere e democratiche,.
Ma per adesso questa soluzione è ostacolata dai veti di russi e cinesi, alleati di Damasco, all'interno del Consiglio di sicurezza.
La Lega araba, per bocca del segretario generale el Araby, è tornata a condannare aspramente il ricorso alle armi e alla violenza da parte di Damasco per reprimere il dissenso. Secondo el Araby il rischio di una guerra civile si fa sempre più concreto e l'utilizzo di armi pesanti contro i civili da parte delle forze armate fedeli ad Assad procura solo distruzione, di fronte alla quale la Lega araba non può e non potrà rimanere in silenzio.
Frattanto per le strade di Homs, epicentro della repressione e teatro di scontri violentissimi fra militari e civili, si continuano a registrare decine di morti. E' salito a 51, di cui 39 nella sola città di Homs, appunto, il tragico bilancio delle vittime del pugno di ferro decretato da Assad per soffocare le rivolte che infiammano il Paese.
Intanto anche in seno all'Unione Europea è in corso una concertazione in merito alla possibilità di espellere gli ambasciatori siriani. Lo ha confermato il nostro ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che ha raccolto anche un invito in tal senso rivolto dal premio Nobel per la pace 2011, la yemenita Tawakol Karman, in visita alla Farnesina.









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