Siria: le aperture di Assad non convincono le opposizioni

11/01/2012 — Asia

redazione


In un discorso pronunciato all'università di Damasco il presidente siriano, Bachar al Assad, ha ribadito la sua convinzione che dietro alle rivolte che da mesi infiammano e insanguinano il Paese vi sia una cospirazione straniera per destabilizzare la Siria.
Assad ha assicurato che combatterà il terrorismo con pugno di ferro e si è detto certo che la vittoria contro i cospiratori sia prossima, criticando peraltro la Lega Araba che reclama la democratizzazione del Paese.
Il presidente siriano che ha più volte annunciato aperture democratiche, ha annunciato un referendum entro marzo per l'approvazione di una riforma costituzionale che ponga fine all'egemonia del partito Baath, garantendo la possibilità ad altre formazioni di partecipare all'agone politico.
Fra i progetti riformisti, più volte ventilati e mai realizzati e nei quali le opposizioni confidano assai poco, vi sarebbe anche quello della formazione di un governo di coalizione, di cui dovrebbero far parte tutte le forze politiche del Paese.
Secondo Assad però l'opposizione al regime, che anima le rivolte in corso in varie città siriane, si raccoglie attorno a bande armate, ispirate da cospiratori dietro cui si celerebbero israeliani e americani.
Inoltre critica le richieste pervenute dai rappresentanti della Lega Araba in merito al mancato processo di democratizzazione del Paese, sottolineando la scarsa autorità morale sull'argomento che possono vantare le monarchie assolute del Golfo che ne fanno parte.
Intanto alcuni dei 165 osservatori inviati dalla stessa Lega Araba, che in teoria sono sotto la protezione del governo di Damasco, hanno lamentato nei giorni scorsi attacchi e aggressioni da parte di sostenitori del regime.
Assad seguita a negare di aver mai dato ordine alle forze di sicurezza di sparare sui manifestanti, anche se vi sono testimonianze più che abbondanti circa l'utilizzo di armi da fuoco durante le proteste di piazza da parte degli agenti inviati da Damasco.
Il presidente inoltre si fa forza del presunto appoggio della maggioranza del suo popolo, che sembrerebbe peraltro confermato da un sondaggio che gli attribuisce un 55% dei consensi e della fiducia dei siriani, mentre vi sarebbe un 85% di cittadini di Paesi vicini che lo vorrebbero volentieri lontano dal potere.
Assad, dunque, afferma di voler lasciare il potere solo quando sarà il suo popolo a esprimere tale volontà.
Burhan Ghalioun, uno dei leader dell'opposizione al regime (guida il Consiglio nazionale siriano, principale piattaforma del dissenso in esilio), è convinto che le parole di Assad rappresentino una sfida a coloro che vedono vicina la fine del suo potere. Secondo lui il discorso di Assad contiene un rifiuto deciso al piano di negoziazione stabilito con la Lega Araba lo scorso 27 dicembre, con cui il presidente siriano si impegnava a ritirare le truppe dalle città ribelli sotto assedio, permettendo lo svolgimento pacifico delle manifestazioni, e a liberare i prigionieri politici, nonché a garantire l'ingesso di osservatori e giornalisti stranieri nel Paese e l'inizio del dialogo con le opposizioni.









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