Siria: la risoluzione Onu bloccata dai russi

02/02/2012 — Europa

redazione


Malgrado le rassicurazioni degli altri membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in primis degli americani, la Russia seguita a ribadire che porrà il suo veto a qualunque bozza di risoluzione contro la Siria che non tenga conto dei rilievi e dei limiti che Mosca considera non negoziabili.
I russi, ultimi alleati di Damasco rimasti in seno al Consiglio di Sicurezza, temono che la risoluzione – il cui testo è stato presentato dalla Lega Araba, che a sua volta sospeso la propria missione in Siria da una settimana a seguito della recrudescenza della repressione – possa portare a un intervento militare internazionale, analogamente a quanto accaduto in Libia.
Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, ha tuttavia ribadito che questa opzione non è assolutamente alle viste e che invece la risoluzione mira a costringere il presidente siriano Assad a fare un passo indietro, consegnando il potere nelle mani del vicepresidente che dovrebbe poi indire una consultazione elettorale trasparente, che conduca il Paese alla fine delle violenze e a una transizione pacifica e democratica.
Il viceministro degli Esteri russo, Ghennady Gatilov, ha annunciato che si sta lavorando per arrivare a una bozza di risoluzione condivisa e che dunque la votazione sulla stessa non avverrà in tempi brevissimi.
La Clinton, rivolgendosi agli altri membri del Consiglio di Sicurezza ha affermato che la scelta è tra sostenere il popolo siriano e fermare la brutale repressione del regime oppure rendersi complici del regime e dell'ondata di violenza che sta vivendo il Paese.
Gli Usa, ha proseguito la Clinton, sollecitano il Consiglio di Sicurezza, affinché approvi quanto prima la risoluzione di condanna contro il regime di Assad, secondo le richieste presentate dalla Lega Araba, affinché il governo siriano sospenda immediatamente ogni attacco contro la popolazione e permetta alla gente di manifestare pacificamente.
Nella risoluzione,dunque, afferma la Clinton, non si fa cenno a un intervento dell'Alleanza Atlantica, come avvenuto in Libia, bensì un pieno appoggio all'iniziativa della Lega Araba che mira alla transizione verso un sistema politico pluralista e democratico.
La Lega si riunirà peraltro al Cairo a livello di ministri degli Esteri, il prossimo 11 febbraio, per decidere il futuro della missione in Siria, interrotta il 28 gennaio per decisione del segretario generale dell'organizzazione, Al Araby, constatato l'aggravarsi della situazione nel Paese.
La Nato, per parte sua, ha confermato di non aver alcuna intenzione di intervenire militarmente in territorio siriano.
Nel frattempo non accenna a fermarsi l'ondata repressiva ordinata dal regime di Damasco contro i manifestanti e i ribelli in vari centri del Paese: da Damasco a Homs, da Daraa a Idlib, il bilancio delle vittime aumenta di giorno in giorno, secondo i dati forniti dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, che parla di circa sessanta morti in un solo giorno, la maggior parte dei quali civili.
E di contro le contestazioni contro Assad e il suo regime non si fermano: per oggi e domani sono previste nuove manifestazioni di protesta, in occasione del 30° anniversario del massacro di Hama del 1982, in cui morirono tra le 25mila e le 50mila persone, a seguito della repressione ordinata dall'allora presidente Hafiz al Assad (padre dell'attuale, Bashar al Assad) contro l'insurrezione organizzata dai Fratelli musulmani. La sollevazione della cittadina siriana contro il regime dittatoriale baathista ne causò la reazione violentissima: Hama fu pressoché rasa al suolo per circa un terzo della sua estensione, dopo 27 giorni di durissimo assedio, mentre i militari si abbandonarono a spietate torture e massacri sanguinosi a danno della popolazione.









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