Siria: la repressione si abbatte su Homs

08/09/2011 — Asia

redazione


Il bilancio di almeno 27 civili morti e numerosi feriti in un'operazione condotta da esercito e forze di sicuerzza ad Homs, 165 km da Damasco, è l'ennesimo segnale dell'accanimento col quale il regime siriano stia tentando di soffocare le proteste che infiammano da mesi il Paese. Anche ieri, i manifestanti che in varie cittadine della Siria chiedono al presidente Bashar al Assad di fare un passo indietro, rinunciando al potere, o almeno di varare vere riforme che concedano maggiore libertà democrazia e rispetto dei diritti, si sono visti rispondere a colpi di arma da fuoco e cannoneggiamenti provenienti dai carri armati che coadiuvavano le operazioni dell'esercito.
In totale, fra le vittime cadute a Homs, quelle registrate ad Hama, Deraa e altri centri dell'insurrezione siriana, sono una quarantina le persone uccise.
I dati provengono dai calcoli compiuti dall'Organizzazione nazionale siriana per i diritti umani (Onsdh), che cerca di identificare con nome e cognome tutti coloro che restano vittime della brutale repressione attuata dal regime.
Secondo alcune testimonianze, durante l'operazione compiuta ad Homs, roccaforte del movimento di protesta, la gente ha cercato rifugio nei vicoli della città vecchia, mentre dall'alto gli elicotteri dell'esercito sorvolavano la città e i cecchini sparavano dai tetti delle case.
Per contro, l'agenzia ufficiale di Stato siriana, Sana, risponde diffondendo notizie riguardo a una vasta rete terroristica che compie attentati in varie cittadine del Paese, con obiettivi civili e militari.
Intanto sempre ieri, per la prima volta, un ministro occidentale ha denunciato la barbarie del regime di Assad contro i civili inermi, senza mezzi termini e in un contesto estremamente delicato, ma evidentemente scelto con cura. Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, ha dichiarato che la repressione siriana integra i presupposti di crimine contro l'umanità. I metodi sanguinari con cui Damasco esercita la volontà di soffocare gli aneliti di libertà del popolo siriano, ha affermato sostanzialmente il capo della diplomazia francese, sono del tutto inaccettabili e possono costituire materia per una risoluzione di condanna da parte delle Nazioni Unite.
Juppé parlava davanti al proprio omologo russo Lavrov durante una visita a Mosca: il contesto non era affatto indifferente, dal momento che la Russia non solo è membro permanente (quindi con diritto di veto) del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ma è anche un alleato storico della Siria, cui fornisce armi, e si è sempre opposta a una risoluzione contro Damasco e il regime di Assad.

Foto: LaPresse.it









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