Mentre proseguono le manifestazioni nel Paese nell'ennesimo venerdì segnato dalle proteste contro il regime, il segretario della Lega Araba, Nabil el Arabi, denuncia il pericolo di una possibile, imminente guerra civile, con tutte le conseguenze negative immaginabili sugli equilibri sempre precari della regione.
Comunque El Arabi, nell'intervento trasmesso dall'emittente egiziana Al Hayat, ha affermato che sembra certo che la frequenza delle morti violente nel Paese sia diminuito grazie alla presenza degli osservatori della Lega Araba. Ma su questi dati vi sono voci discordi, come per esempio quella di un alto responsabile delle Nazioni Unite, che di fronte al Consiglio di sicurezza ha viceversa fornito cifre che attestano a una quarantina di morti al giorno il numero delle vittime della repressione in Siria dal giorno dell'arrivo degli osservatori, il 6 dicembre scorso.
Oggi a migliaia i siriani sono scesi nelle piazze all'uscita dalle moschee a conclusione della preghiera comunitaria del venerdì, per esprimere il sostegno ai militari che sempre più numerosi disertano per unirsi al popolo in rivolta, rinunciando ad eseguire i brutali ordini del regime, mentre, appunto, proseguono le uccisioni da parte delle forze di sicurezza schierate contro i manifestanti.
Mercoledì anche un reporter francese, Gilles Jacquier, vincitore del premio Ilaria Alpi 2011, è rimasto vittima di una granata mentre si tovava ad Homs, città militarizzata dal regime. Insieme a lui sono morti altri sei siriani.