Siria: Kofi Annan inviato da Onu e Lega Araba

24/02/2012 — Asia

redazione


L'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan è stato designato inviato speciale in Siria con il compito di tentare di risolvere la crisi che attanaglia il Paese mediorientale, sconvolto da mesi di violenza e brutale repressione delle rivolte antiregime.
In una nota diffusa dall'Onu si legge che Annan, il cui vice nella delicata missione verrà scelto a giorni dalla Lega Araba, si recherà in Siria con precisi obiettivi che discendono dalla risoluzione approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e dalle decisioni della stessa Lega Araba, che da tempo sta intavolando negoziati con Damasco per cercare di convincere il presidente Assad a farsi da parte, per trasferire i poteri a un governo di unità nazionale che possa traghettare il Paese verso elezioni cui tutte le forze politiche, e quindi anche gli oppositori del regime, possano partecipare.
Annan si consulterà con interlocutori internazionali ad ogni livello, dentro e fuori la Siria, con lo scopo di alleviare la crisi umanitaria e facilitare il processo di pace, secondo quanto si apprende dalla medesima nota delle Nazioni Unite, attraverso il dialogo fra il governo siriano e l'intero spettro delle forze di opposizione.
E se Annan, dicendosi onorato di accettare il delicato incarico, fa appello a tutte le parti in causa nel conflitto siriano a rendersi disponibili al dialogo, nel frattempo l'opposizione al regime, in parte riunita nella piattaforma denominata Consiglio nazionale siriano, principale raggruppamento dei ribelli, in un comunicato diffuso oggi a Tunisi, dove sono riuniti alcuni rappresentanti dei Paesi occidentali e di quelli arabi per cercare di stabilire come aiutare concretamente gli oppositori di Assad, chiede apertamente che non sia impedito a chi possa e voglia farlo, di rifornire di armi i rivoltosi.
Il Cns, si legge nel comunicato, afferma che se Damasco seguiterà a non voler accettare il piano di pace proposto dalla Lega Araba, e dunque Assad non farà alcun passo indietro permettendo alla transizione democratica di avere inizio, non deve essere impedito a quei Paesi amici della Siria che vogliano rifornire di armi gli oppositori di farlo, affinché questi possano difendersi dalla violenza dell'esercito governativo che uccide i civili inermi.
Alcuni membri del Consiglio nazionale siriano ammettono che alcune forniture di armi stanno già arrivando nelle mani dei rivoltosi e che questo è comunque un segnale preoccupante perché indica che la fiducia della popolazione nelle istituzioni internazionali come Onu e Lega Araba e nella loro capacità politica e diplomatica sta diminuendo e le conseguenze di tutto questo possono essere molto pericolose.
Il rischio insomma che il Paese sprofondi in una vera e propria guerra civile rappresenta una prospettiva estremamente allarmante, dal momento che il conflitto potrebbe allargarsi ai vicini, in un'area del mondo da sempre in bilico fra equilibri fragilissimi.
Secondo una fonte del Cns nessun Paese ha in effetti iniziato a rifornire di armi l'insorgenza siriana, ma sono molti, anche occidentali, quelli che permettono a dei siriani di comprare attrezzature belliche che poi vengono da questi inviati in Siria. Armi atte all'offesa e alla difesa stanno penetrando nel Paese attraverso le frontiere, provenienti da ogni parte.
Alcune fonti diplomatiche, riportate dalla Cnn, hanno assicurato che vari Paesi arabi stanno rifornendo di armi gli oppositori siriani.
La riunione degli Amici della Siria in corso a Tunisi ha l'obiettivo di aumentare la pressione sul regime di Damasco, affinché sia permesso entro 48 ore l'accesso degli aiuti umanitari, soprattutto nelle città assediate dall'esercito, che nelle ultime settimane ha rafforzato l'azione di repressione ad Homs, Deraa, Idlib, provocando numerosi morti e feriti tra i civili. Questi Paesi si impegnano ad assumere alcune misure contro Damasco, fra cui congelamento dei beni detenuti all'estero da rappresentanti del regime, la proibizione di importare petrolio siriano, di investire in progetti infrastrutturali nel Paese e il taglio degli aiuti di carattere finanziario.
Intanto, secondo l'opposizione almeno 100 persone sono morte negli scontri avvenuti ieri, mentre un rapporto dell'Onu, stilato dalla commissione che investiga sulla repressione in corso nel Paese, accusa sia il regime che alcune forze ribelli di crimini di guerra, anche se il documento sottolinea che quelli commessi da alcuni membri del cosiddetto Esercito libero siriano contro alcuni miliziani appartenenti alla shabiha (picchiatori) non sono paragonabili alle stragi di civili compiute dalle forze governative.













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