Ennesimo venerdì all'insegna delle proteste contro il regime di Assad ed ennesimo tragico bilancio di morti.
In migliaia sono scesi anche oggi in piazza per manifestare nei vari epicentri della rivolta e la risposta delle autorità è stata come sempre durissima.
Le forze fedeli al presidente al Assad, secondo quanto riferito da attivisti antiregime citati dall'emittente Al Arabiya, avrebbero provocato finora nove morti e numerosi feriti.
Gli agenti avrebbero circondato le moschee di Latakia, Dayr az Zor, Hama, Banias, Damasco e dei suoi sobborghi, Daraa.
Il piano approntato dalla Lega Araba per mettere fine alle violenze nel Paese non basta, secondo gli Stati Uniti, che ribadiscono che il presidente Assad deve lasciare il potere.
I negoziati con i rappresentanti del regime e gli oppositori, mediati dalla Lega Araba, dovrebbero aver inizio la settimana prossima a Doha, capitale del Qatar.
La road map proposta dalla Lega Araba e almeno formalmente accettata dall'establishment di Damasco prevede il ritiro delle forze armate (o meglio, di "ogni aspetto armato") dai vari centri del Paese in cui si è infiammata la protesta contro il regime, nonché la liberazione di tutti i civili finora arrestati durante gli otto mesi di insurrezione.
Ma nel frattempo, secondo quanto riferito da fonti locali, da attivisti per i diritti umani, ad Homs, teatro di violentissime, sanguinose repressioni, la gente vive come se fosse in stato di guerra. Chi non rispetta il coprifuoco imposto dall'esercito e dalle forze di sicurezza, afferma un testimone locale, viene colpito a morte.