Siria: dure sanzioni al regime decise dalla Lega Araba

28/11/2011 — Asia

redazione


Dure sanzioni economiche sono state decise ieri dalla Lega Araba per colpire il regime di Damasco. Fra queste, decisiva la sospensione immediata delle transazioni con la Banca centrale siriana.
Le misure adottate colpiscono il presidente Assad, ma avranno di certo ripercussioni su tutto il Paese. Il regime parla di tradimento e seguita ad utilizzare l'esercito per soffocare le proteste che infiammano la Siria dal marzo scorso.
Damasco attribuisce la responsabilità delle insurrezioni a una fantomatico complotto ordito da potenze straniere.
Fra le altre sanzioni decise dalla Lega Araba vi è la cancellazione di tutti gli investimenti previsti da parte dei Paesi che ne fanno parte con la Siria e si prevede che tali misure renderanno estremamente complesso il complesso delle esportazioni e del commercio estero in generale per un Paese le cui riserve di denaro sono già estremamente ridotte.
La crisi economica, di conseguenza, subirà un ulteriore, pesante aggravamento.
Inoltre verranno sospesi i visti ai dirigenti siriani verso i Paesi arabi membri della Lega e anche i beni che essi possiedono in detti Stati verranno congelati.
Durante il vertice della Lega Araba (tenutosi al Cairo in un albergo, vista l'impossibilità di riunirsi nella sede di piazza Tahrir, invasa dalla folla di manifestanti), le uniche proposte che si è deciso di non applicare, dopo un'attenta valutazione delle conseguenze dirette sui cittadini siriani, riguardavano la cancellazione del traffico aereo tra la Siria e i Paesi membri dell'organizzazione e la proibizione di invio di rimesse di denaro da parte di siriani che lavorano nella regione ai propri familiari rimasti in patria.
Ma per il momento il regime non sembra dar segno di volersi piegare alle pressioni internazionali.
Anzi, negli ultimi giorni si sono moltiplicate le operazioni militari contro gli oppositori: fonti di questi ultimi parlano di almeno altri 28 morti nella città di Homs, teatro di sanguinosi scontri dall'inizio della rivolta, e in altri centri del Paese.
Ma gli insorti (cui si uniscono, oltre ai civili, anche alcuni disertori dell'esercito) resistono e rispondono con altrettanta violenza: sabato scorso sono stati sepolti ben 22 soldati morti ad Homs, in un'imboscata tesa dai miliziani ribelli.
Le sanzioni inflitte a Damasco dalla Lega Araba sono particolarmente aspre e drastiche anche a causa del disprezzo dimostrato dal presidente Assad nei confronti delle proposte di negoziazione e risoluzione della crisi avanzate dall'organizzazione.
La Lega aveva chiesto di poter inviare in Siria dei propri osservatori e al presidente stesso che ordinasse il ritiro delle forze armate dalle strade e dalle piazze del Paese, presidiate dai blocchi di soldati agenti di sicurezza, pronti a colpire i dimostranti. Ma questa misura, ove accettata, avrebbe di fatto lasciato il regime in balia di massicce manifestazioni di protesta, che alla lunga lo avrebbero fatto vacillare e probabilmente cadere, come avvenuto recentemente in altri Paesi in cui è dilagata la cosiddetta Primavera araba.
Dunque Assad, dopo un primo assenso dato al piano proposto dalla Lega, si è poi tirato indietro, provocando la dura reazione dell'organizzazione, che si è tradotta nelle odierne misure sanzionatorie, i cui risvolti economici e soprattutto politici si potranno ben presto valutare.









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