Siria: arrestati due membri dell’opposizione

28/07/2011 — Asia

redazione


L’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo in un comunicato ha informato che le forze di sicurezza hanno tratto in arresto due noti rappresentanti del Comitato nazionale di coordinamento per il cambiamento democratico in Siria. La sorte dei due membri dell’opposizione, Adnan Wehbé e Nizar al Samadi, resta ignota.
L’Osservatorio nel comunicato condanna fermamente la dura campagna di arresti arbitrari, promossa dal regime nei confronti di oppositori politici e attivisti per i diritti umani, nonché di pacifici manifestanti, il tutto malgrado non sia più in vigore lo stato di emergenza, che permetteva il ricorso a tali misure cosiddette preventive.
Wehbé, uno dei due fermati, è un dirigente del partito dell’Unione socialista araba democratica; al Samadi è anche lui un noto rappresentante della comunità islamica di Douna, cittadina non lontana dalla capitale Damasco.
A fine giugno si è formato un comitato che riunisce formazioni politiche e rappresentanti del vaso fronte di opposizione al regime, al fine di meglio coordinare l’auspicata transizione della Siria verso la democrazia.
Ma intanto il regime colpisce e lo fa duramente e ferocemente. Come è avvenuto ieri, a Kanaker, nei pressi di Damasco, dove alcuni agenti della sicurezza, dopo aver effettuato una perquisizione in alcune abitazioni, all’alba, hanno aperto il fuoco uccidendo undici persone, tra cui un bambino, e ne hanno arrestate almeno altre 250.
L’operazione di polizia è stata condotta con l’ausilio anche di un bulldozer e di carri armati, cui si è aggiunto un convoglio di ben undici veicoli che hanno portato via le persone tratte in arresto.
Secondo l’Organizzazione nazionale siriana per la salvaguardia dei diritti umani, che ha denunciato la barbarie di ieri, si sarebbe trattato di una vera e propria rappresaglia nei confronti degli abitanti della cittadina di Kanaker, ritenuti responsabili di aver supportato l’invio di provviste e vettovaglie a Deraa, nel sud del Paese (teatro delle prime proteste nei mesi scorsi, da cui hanno preso il via le manifestazionei che hanno poi infiammato quasi tutta la Siria). Deraa è letteralmente blindata e assediata dai mezzi pesanti dell’esercito e dalle forze di sicurezza e ha più volte subito l’interruzione dell’erogazione di acqua ed energia elettrica, nonché il divieto di accesso alla rete internet per i suoi abitanti. Al fine di evitare che gli insorti possano coordinare le azioni di protesta e rivolta.









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