Siria: apertura del regime sulla creazione di nuovi partiti

25/07/2011 — Asia

redazione


Approvata dal governo siriano una bozza di legge che potrebbe permettere la nascita di nuove formazioni politiche oltre al partito Baath, al potere nel Paese dal colpo di Stato del 1963.
Il disegno di legge, stando a quanto riferisce l’agenzia di stampa statale, stabilisce e illustra le regole per la creazione dei nuovi possibili partiti: condizioni e procedimenti atti a renderne legale la fondazione, nonché tutta una serie di diritti e doveri dei futuri soggetti politici. Anche le fonti di finanziamento saranno rigorosamente controllate e stabilite dall’apposita normativa.
Fra i requisiti elencati vi sono il rispetto della Costituzione, della legge e dei principi democratici.
Verrà proibita la creazione di partiti con base religiosa o tribale, o quelli che prevedono tra i propri principi ideologici forme di discriminazione razziale, sessuale o etnica.
Altrettanto illegale verrà considerato il vincolo con altri partiti stranieri.
L’iniziativa del governo appare come un tentativo di allentare parzialmente la profonda tensione che vive da mesi la Siria, investita da una violenta ondata di proteste da parte di una popolazione che chiede a gran voce un passo indietro da parte del regime del presidente Assad e riforme strutturali e istituzionali che vadano nella direzione di una concreta svolta democratica.
Le manifestazioni di protesta che si susseguono da marzo in tutto il Paese hanno preso il via dopo che in buona parte del Nordafrica e del Medio Oriente il vento del cambiamento ha spazzato via dittatori e leader al potere da decenni e che ancora non ha esaurito la propria forza propulsiva, pur avendo prodotto risultati estremamente differenti da Paese a Paese.
In Siria le dimostrazioni popolari, in nome di una maggiore democrazia e di un allentamento del pugno di ferro con cui il regime da quasi cinquant’anni esercita il potere, sono state soffocate nel sangue: migliaia di vittime fra i civili sono il tragico bilancio di mesi di scontri nelle vie e nelle piazze del Paese fra manifestanti e forze di sicurezza, documentate anche in immagini e filmati che hanno fatto il giro del mondo e suscitato l’indignazione della comunità internazionale e dell’opinione pubblica. Le autorità e il presidente in primis hanno più volte replicato, a chi li accusava di reprimere con metodi barbari gli aneliti libertari del popolo siriano, che in realtà dietro le proteste si annidano gruppi armati clandestini che fomentano l’odio fra la gente e approfittano della confusione innescata per tramare nel quadro di una cospirazione internazionale.
Bashar al Assad, che è succeduto al padre 11 anni fa, promette riforme da quando è salito al potere: lo scorso 19 giugno, mentre i mezzi blindati del fratello Maher sparavano sulle folle di dimostranti e migliaia di persone cercavano di sottrarsi alla mattanza, fuggendo attraverso il confine con la Turchia, Bashar annunciava l’intenzione di creare vari comitati di esperti al fine di studiare ed elaborare i nuovi progetti di riforma.









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