Siria: Amnesty denuncia gli orrori del regime

31/08/2011 — Asia

redazione


Un drammatico rapporto di Amnesty International denuncia la morte di almeno 88 persone nelle carceri siriane in un periodo che va da aprile alla metà di agosto, nell'ambito della feroce repressione messa in atto dal regime di Bashar al Assad per soffocare la rivolta che infiamma il Paese che chiede riforme, più libertà e democrazia.
Le immagini provenienti da filmati raccolti da familiari di alcune vittime e i resoconti sulle circostanze della morte dei detenuti oggetti del rapporto sono terribili.
Appaiono evidenti i segni delle torture inflitte dai carcerieri: bruciature, frustate, colpi violenti. I maltrattamenti che avrebbero riguardato anche una decina di bambini, in almeno una cinquantina di casi hanno causato direttamente la morte dei prigionieri.
I casi in gran parte riguardano detenuti dei distretti di Homs e Daraa, due fra le città siriane teatro degli scontri più violenti fra manifestanti e forze di sicurezza inviate dal governo di Damasco a sedare con ogni mezzo, lecito (ma soprattutto illecito) le rivolte in corso.
Gli abusi comunque riguarderebbero migliaia di persone, arrestate e poi fatte scomparire nel nulla e di cui nulla dunque si sa: dei veri e propri desaparecidos, sul modello di quelli tristemente noti nel periodo delle dittature sudamericane.
Amnesty ha più volte in questi ultimi mesi sollecitato al Consiglio di Sicurezza dell'Onu l'adozione di misure efficaci contro il regime di Damasco, in primis l'embargo delle armi e il congelamento dei beni del presidente Assad e del suo entourage. Ma finora, malgrado le dichiarazioni indignate di alcuni leader occidentali, la risposta delle Naioni Unite è stata del tutto inadeguata, secondo l'organizzazione che si batte per il rispetto dei diritti umani.
Ieri il presidente francese Sarkozy, agli ambasciatori del suo Paese nel mondo, riuniti all'Eliseo, ha detto che Assad ha commesso l'irreparabile, mentre secondo il sociologo Bourhan Galioun, capo dell'opposizione siriana, che ha una cattedra all'università Parigi III, ormai il regime ha perduto Damasco e che anche le minoranze come gli alauiti e i cristiani, che si preoccupano per i cambi di regime, si rendono conto che non conviene più allinearsi alle posizioni di Assad.
Ghalioun lamenta però le divisioni che affliggono l'opposizione ufficiale siriana. Leader del neonato Consiglio di transizione siriano, il professore spera che questo organismo possa trasformarsi nel puntello su cui poggerà una futura opposizione unita nello scopo di abbattere definitivamente il regime.

Foto: LaPresse.it









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