Il premier russo Vladimir Putin annuncia in un articolo comparso oggi sul quotidiano «Izvestia» la volontà di creare un'Unione euroasiatica, ovvero uno spazio di scambio commerciale senza barriere doganali fra la Russia ed alcune delle ex repubbliche sovietiche. Putin respinge le critiche di chi insinua che con questa iniziativa si voglia ricreare l'Urss, seppellita vent'anni fa.
Stando alle sue parole, l'idea è quella di creare un modello di unificazione sovranazionale che possa rappresentare un polo del mondo contemporaneo.
D'altronde sono anni che la Russia si adopera per rafforzare i propri legami, soprattutto economici, con i Paesi che un tempo ricadevano sotto il controllo centrale di Mosca, durante l'epoca sovietica.
Putin sottolinea i vantaggi che sono derivati dall'aggregazione di quello che si immagina come il nucleo della realtà progettata: ovvero l'unione doganale fra Russia, Bielorussia e Kazakistan, formalizzata nel 2009 e di cui il principale artefice è stato proprio l'attuale primo ministro e già presidente russo (e che in molti vedono quale principale delle prossime elezioni presidenziali, nell'ennesima staffetta con Medvedev).
Putin definisce una svolta storica la creazione di questo spazio economico unico, prevista per il gennaio 2012, evoluzione della suddetta unione doganale in vigore da più di due anni.
Il discorso si fa più complesso con l'Ucraina, in conflitto con Mosca in merito al tema delle tariffe sul gas. Inoltre Kiev nutre ambizioni più filoeuropee, dunque l'adesione all'area di interscambio annunciata da Putin appare lontana.
Il premier afferma di voler elaborare un progetto ambizioso, quello di una più ampia unione euroasiatica, che non significa riportare in vita l'Unione Sovietica, bensì creare una stretta integrazione basata su valori politici ed economici condivisi, perché, conclude Putin, queste sono le esigenze dell'epoca che stiamo vivendo.