Un nuova ondata di instabilità politica sta travolgendo la Romania in questi giorni.
La maggioranza parlamentare al Governo, rappresentata dalla Social Liberal Union (USL), prima ha chiesto ed ottenuto le dimissioni del Presidente del Senato e del Presidente della Camera dei Deputati e poi ha sollecitato l'impeachment del Presidente Basescu. Il Presidente è accusato di aver violato, sin dal suo insediamento (Dicembre 2009), i diritti fondamentali e la libertà dei cittadini, il principio della separazione dei poteri dello Stato e di aver commesso abusi di potere; di essersi intromesso nelle decisioni della Corte Costituzionale; e di essere venuto meno al rispetto del principio della democrazia rappresentativa e dell' imparzialità politica del ruolo del Presidente.
Se verrà approvata la mozione di impeachment presentata dalla maggioranza del centro-sinistra al governo, guidata dal Premier Ponta, la popolazione sarà chiamata ad un referendum (fissato probabilmente per il 15 od il 22 luglio), che deciderà la sorte di Basescu.
L'inizio della procedura di impeachment è solo l'ultimo degli eventi di una guerra aperta tra il Presidente (il cui incarico scadrà nel 2014) ed il premier Social Democratico Ponta, chè è salito in carica due mesi or sono dopo una mozione di sfiducia nei confronti dell'ultimo governo fedele a Basescu (Boc Govt, PDL).
Gli ambasciatori starnieri a Bucharest ed il Commissario Europeo per la Giustizia Reding, hanno espresso la loro preoccupazione per quello che considerano un attacco alle istituzioni dello Stato. Anche gli stati Uniti e l'Unione Europea pensano che queste azioni possano compromettere, non solo le istituzioni democratiche, ma anche l'economia della Romania. Infatti, la crisi istituzionale ha arrestato il processo decisionale nel Paese proprio quando era chiamato a finalizzare un accordo con l'IMF per ottenere un pacchetto di aiuti necessario a sistemare la propria economia.