Attacco dei lealisti a Misurata

09/06/2011 — News

Redazione


In programma oggi ad Abu Dhabi la terza riunione del gruppo di contatto sulla Libia. All'ordine del giorno la discussione delle modalità di finanziamento del Comitato nazionale di transizione (Cnt), organo politico degli insorti libici, affinché possano essere assicurati gli aiuti umanitari e la gestione dei territori sotto il controllo dei ribelli.
Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, che aprirà i lavori del vertice con il suo omologo degli Emirati Arabi Uniti, Abdallah Bin Zaied Al Nahyan, ha affermato la necessità di scongelare gli asset libici per poter assicurare il sostentamento e i beni di prima necessità al Cnt.
Il responsabile delle Finanze e del Petrolio dell'organismo rappresentativo dei ribelli libici, Ali Tarhouni, ha espresso il proprio ausoicio affinché la riunione in corso ad Abu Dhabi possa stabilire i meccanismi di aiuto finanziario al Comitato transitorio e, sempre a margine del summit, ha annunciato che i ribelli saranno a breve in grado di produrre 100mila barili di petrolio al giorno, grazie alle riserve attualmente nella loro disponibilità.
A tal proposito si registra l'annuncio, fatto dal Dipartimento d Stato americano, riguardante la vendita di un milione e 200mila barili di petrolio proveniente dagli stabilimenti in mano agli insorti e acquistato da una compagnia Usa, la Tesoro. Non si conosce l'entità dell'importo ricavato dagli insorti grazie all'accordo: si sa che il greggio è stato trasportato a bordo della nave MT Equator ed è giunto a destinazione in un porto delle Hawaii.
Il 25 maggio scorso la compagnia americana aveva firmato un contratto di compravendita con il Cnt a Bengasi, roccaforte dei ribelli e sede dell'organo politico che li rappresenta. Il Dipartimento di Stato, in una nota, ha precisato che altri accordi simili per l'acquisto di petrolio proveniente dai territori sotto controllo degli insorti libici saranno siglati al fine di sostenerli economicamente garantendo degli introiti al popolo in lotta contro il regime di Gheddafi.
Gli Stati Uniti non hanno ancora riconosciuto ufficialmente il Cnt, ma stando a quanto riferiscono fonti dell'amministrazione americana, si è ancora in una fase di valutazione al fine di poter prendere una decisione finale.
Sempre sul fronte politico, stamattina a Bruxelles i ministri della Difesa dell'Alleanza atlantica hanno deciso il prolungamento della missione in Libia, la Unified Protector, per altri 90 giorni, impegnandosi a intensificare gli sforzi, come si legge nel documento congiunto, proseguendo le operazioni a protezione del popolo libico finché ciò si renda necessario. Obiettivi finali dell'intervento nel Paese nordafricano restano il cessate il fuoco contro i civili, il ritiro certo e verificabile delle truppe fedeli a Gheddafi, nonché la garanzia per il pieno accesso degli aiuti umanitari alla popolazione.
Sul fronte propriamente bellico, dopo le roboanti dichiarazioni di Gheddafi che ieri in un messaggio trasmesso dall'emittente nazionale si era detto pronto a restare a Tripoli fino alla fine, vivo o morto, e che per lui e i suoi sostenitori il martirio era benvenuto, sulla capitale libica sono proseguiti, intensi e senza sosta, i raid della Nato: i jet hanno bombardato, con diverse incursioni e circa 80 ordigni sganciati in 24 ore, soprattutto la zona dove si trova il compound all'interno del quale è sito l'edificio bunker residenza del rais.
Le forze fedeli al regime hanno per parte loro lanciato una violenta offensiva contro la città di Misurata, tra le più colpite dalle truppe lealiste, che tentano di espugnare da mesi questa roccaforte ribelle dell'Ovest, avendo provocato centinaia di vittime tra la popolazione civile, da tempo allo stremo.
Quello di ieri è stato un attacco estremamente deciso, compiuto dapprima con il lancio di numerosi razzi e con l'utilizzo dell'artiglieria pesante. Quindi, le truppe di terra, all'incirca tra i due e i tremila uomini, si sono aperte un varco all'interno della città, penetrandovi a bordo di pick up e altri mezzi per circa tre chilometri, finché non sono state fermate dalle forze ribelli.
Numerose le perdite da entrambe le parti: un reduce dal combattimento, che si è protratto per ore, ha parlato di almeno 70 caduti sul fronte lealista.
Malgrado l'imponenza dell'operazione condotta dalle forze del regime, stando a quanto dichiarano alcuni analisti, gli uomini fedeli al rais sono apparsi mal coordinati e non più in possesso di tank e altri mezzi pesanti.









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