A 75 anni è morto a Praga Vaclav Havel, primo presidente ceco dopo la cosiddetta Rivoluzione di velluto dell'89, da lui ispirata e guidata, che ha portato l'allora Cecoslovacchia, divenuta poi Repubblica Ceca dopo la "secessione" incruenta della Slovacchia del '92, a far parte del consesso dei Paesi dell'Unione Europea e poi della Nato.
La vicenda di Havel è quella di un leader profondamente colto e informato di quei valori che hanno improntato di sé le grandi svolte democratiche del secolo breve. Nato nel 1936, in una Cecoslovacchia che stava vivendo un momento di grande sviluppo economico (allora era la sesta potenza industriale del mondo), appena due anni prima della nefasta Conferenza di Monaco, che permise a Hitler di annettersi i Sudeti (regione a maggioranza tedesca), con le conseguenze che tutti conoscono, Havel crebbe in una famiglia benestante e intellettuale, sviluppando il suo amore per la scrittura e il teatro, che lo portò in seguito ad essere uno dei più importanti drammaturghi europei.
Dopo la Seconda guerra mondiale, e la presa del potere da parte dei sovietici nel '48, la famiglia di Havel fu accusata di simpatie filotedesche e per il giovane Havel non fu facile concludere gli studi (vi riuscì frequentando i corsi serali dell'Università tecnica ceca).
In seguito lavorò come macchinista in alcuni teatri di Praga, continuando a studiare drammaturgia e iniziando a rappresentare le sue prime opere, i cui temi erano caratterizzati da un forte impegno politico.
Il fallimento del sogno democratico di Dubcek, il leader che nel '68 per pochi mesi tentò di dare una svolta riformista al socialismo reale (il socialismo dal volto umano), nota come Primavera di Praga, stagione bruscamente interrotta dall'invasione sovietica dell'agosto di quell'anno, vide Havel, in prima linea nel sostenere il progetto di Dubcek, perseguitato politicamente e bandito dal teatro dalle autorità occupanti, nel fosco clima di repressione che segnò la vita del Paese negli anni a seguire.
L'ascesa al potere in Russia di Gorbaciov, le prime aperture democratiche in Polonia (le lotte di Solidarnosc con il regime di Jaruzelski e nell'89, con la caduta del Muro di Berlino, il definitivo tramonto dell'Urss e, a cascata, degli altri regimi comunisti dell'Europa orientale, fecero soffiare anche in Cecoslovacchia il vento rinnovatore della libertà.
Havel, da convinto sostenitore dell'approccio non violento, guidò la Rivoluzione di velluto, che portò il Paese a libere elezioni nel 1990 e lui a diventare presidente della repubblica, incarico che mantenne fino al 2003, salvo l'interruzione tra il luglio del '92 e il febbraio del '93, ovvero fra le dimissioni seguite alla dichiarazione di indipendenza della Slovacchia (Havel si era speso a favore del mantenimento della federazione fra cechi e slovacchi), e la rielezione avvenuta nelle prime consultazioni presidenziali della neonata Repubblica Ceca.
La sua presidenza fu caratterizzata da una visione liberale e aperta all'economia di mercato, nonché da posizioni politiche decisamente filoccidentali e vicine all'America, il che permise al Paese di entrare nella Nato nel marzo del 1999.
Il primo maggio del 2004 la Repubblica Ceca divenne poi membro dell'Ue, completando il percorso di adesione al consesso comunitario continentale.
Havel, anche dopo aver abbandonato la politica attiva, ha continuato a dedicarsi al teatro e alla scrittura: oltre ai numerosi drammi vale la pena ricordare le toccanti testimonianze dei diversi periodi in cui lo statista fu condannato alla detenzione per ragioni politiche, una fitta corrispondenza destinata alla moglie, raccolta nel volume dal titolo Lettere ad Olga.
Foto: fonte LaPresse.it