Onu: il difficile cammino della Palestina

26/09/2011 — Asia

redazione


Si presenta lungo e complesso il cammino della Palestina che, secondo la richiesta presentata venerdì scorso dal presidente dell'Anp, Abu Mazen, nelle mani del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, aspira a diventare il 194° Paese membro a pieno titolo del consesso internazionale.
La domanda, approdata oggi al Consiglio di Sicurezza, deve ricevere, per essere approvata, nove voti sui quindici dei membri dell'organo più importante dell'Onu.
Se almeno sei appaiono allo stato i voti certi su cui potrebbero contare i palestinesi (ovvero quelli di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, i cosiddetti Brics, cui si sommerebbe il Libano), resta sempre la possibilità degli Stati Uniti, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, di ricorrere al diritto di veto, che di fatto bloccherebbe la richiesta quand'anche si raggiungessero i nove voti favorevoli.
Washington si augura ovviamente di non dover giungere all'extrema ratio che certamente condizionerebbe sensibilmente il futuro dei rapporti con i paesi arabi e le coordinate della politica americana in Medio Oriente.
La proposta palestinese prevede un riconoscimento pieno del Paese come Stato membro, uno Stato con confini anteriori al conflitto del 1967.
Israele si oppone a riconoscimenti basati su iniziative unilaterali e preme affinché si possa tornare al tavolo delle trattative, senza però che vi siano condizioni poste alla negoziazione.
L'interruzione delle trattative fra israeliani e palestinesi risale al settembre 2010, allorché il governo Nethanyau annunciò la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania.









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