Fonti diplomatiche riferiscono di trattative segrete fra il Qatar e l'Algeria per la consegna del deposto e fuggiasco rais libico, Muammar Gheddafi. Questi si nasconderebbe attualmente presso alcune tribù leali al vecchio regime, stanziate nei pressi di Gadames, nel deserto libico al confine con l'Algeria. Stando ad alcune testimonianze il Colonnello potrebbe già aver varcato la frontiera con lo Stato che attualmente ospita la moglie, la figlia Aisha (che in Algeria ha dato alla luce un bambino poco dopo aver lasciato la Libia) e due dei figli del rais.
I termini della trattativa con il Qatar riguarderebbero la consegna di Gheddafi da parte degli algerini. I qatarini, a loro volta, lo dovrebbero poi affidare a un personaggio di dubbia reputazione, Abdel Hakim Belhaj, sospettato di mantenere addirittura rapporti (ovviamente smentiti con decisione dall'interessato) con la rete terroristica di Al Qaeda, e che attualmente ricopre la carica di capo del Consiglio militare di Tripoli.
Nel frattempo, sul fronte diplomatico ufficiale, si registra la visita del ministro degli Esteri Frattini, che ha incontrato all'aeroporto della capitale libica un gruppo di feriti provenienti da Bani Walid, dove ancora si combatte per fiaccare una delle ultime sacche di resistenza lealista.
I feriti riceveranno le cure necessarie in Italia, come segno di amicizia e di aiuto nei confronti di coloro che hanno lottato per liberare il Paese nordafricano dal giogo della dittatura ultradecennale di Gheddafi.
La richiesta di trasferire in Italia un centinaio di combattenti libici delle forze ribelli, rimasti feriti su diversi fronti, era stata avanzata dal premier del Consiglio transitorio, Jibril, ed è stata accolta dal nostro Paese che sta provvedendo al loro trasporto tramite voli con C130 dell'Aeronautica militare, in quattro tranche di 25 uomini per volta.
Quella odierna è dunque la seconda, in cui 11 feriti vengono prelevati a Tripoli e gli altri 14 a Misurata, in una tappa intermedia del viaggio verso l'Italia.
Il nostro Paese, per bocca del capo della diplomazia, ha ribadito la volontà di aiutare la transizione libica verso la democrazia e la costruzione di uno Stato vero e proprio, in una realtà che risulta da sempre estremamente frammentata a causa di una complessa struttura tribale che rende difficile il cammino verso un'identità nazional-statuale.
Secondo la Farnesino comunque nel Paese nordafricano la situazione si va normalizzando, malgrado il permanere di numerose difficoltà, fra cui va annoverata la più che precaria condizione dei presidi sanitari, pressoché al collasso, soprattutto nelle città maggiormente martoriate dai bombardamenti. Di qui la necessità di risolvere l'emergenza, e dunque l'offerta di trasferimento di alcuni feriti nei nosocomi italiani. Nonché la volontà, espressa da Frattini al pesidente del Cnt, Abdel Jalil, di rendee nuovamente operativo il trattato di amicizia italo-libico, appena si sarà insediato ufficialmente un nuovo governo a Tripoli.
Ad ogni modo, attualmente, il Consiglio transitorio (Cnt) controlla gran parte del Paese: è di poche ore fa l'annuncio secondo cui, nell'ennesimo attacco sferrato contro Sirte, città natale di Gheddafi, roccaforte simbolica della resistenza lealista, l'aeroporto cittadino sarebbe caduto nelle mani dei ribelli.
Dopo una settimana di aspri combattimenti, le forze degli insorti sul terreno, grazie anche all'intervento dei caccia della Nato, avrebbero piegato le truppe fedeli al regime. E sarebbe stato catturato anche il portavoce del Colonnello, Ibrahim Moussa.