Libia: spiccato dall’Aja il mandato di cattura per Gheddafi

28/06/2011 — News

redazione


Mentre il generale Bouchard, che guida la missione Nato Unified Protector, durante una conferenza stampa al comando dell’Alleanza a Bagnoli (Napoli), denuncia l’utilizzo di scudi umani da parte del regime di Tripoli, infiltrati nelle fila sia dell’esercito lealista che tra le forze ribelli, per evitare di venire colpiti dalle incursioni della coalizione, il Tribunale penale internazionale dell’Aja ha spiccato un mandato di cattura nei confronti di Gheddafi. Il procuratore generale della Corte, Luis Moreno Ocampo ha riferito che alcuni rappresentanti del fronte dei ribelli libici si sono presentati nella sede del Tpi per offrire la propria disponibilità ad eseguire l’arresto del rais.
Intanto il ministro della Giustizia libico, Mohamed al Qamoodi ha rilasciato una dichiarazione nella quale afferma che il governo di Tripoli respinge fermamente la decisione presa dalla Corte penale internazionale, di cui peraltro non riconosce l’autorità. Il ministro ha precisato che Tripoli ritiene l’iniziativa una semplice copertura per la Nato, il cui unico scopo sarebbe quello di assassinare Gheddafi. Sempre secondo l’esponente del regime libico le sentenze del Tpi non sarebbero altro che strumenti che servono all’Occidente per perseguire i leader del Terzo mondo.
Viceversa, dal dispositivo di arresto emesso dalla Corte internazionale si evince l’intenzione di fermare gli “atti inumani” che il regime guidato da Gheddafi ha inflitto alla popolazione civile del suo Paese, i cui cittadini sono stati privati dei diritti fondamentali, in un piano di attacco diretto contro gli oppositori e chiunque abbia chiesto un cambio in direzione di una transizione verso la democrazia.
E se all’Aja ritengono ragionevoli le motivazioni che inducono il Tribunale penale a ordinare l’arresto del rais di Tripoli, a Bengasi, roccaforte degli insorti libici, la notizia del mandato di cattura è stata ovviamente accolta da un tripudio generale.
Secondo quanto riferito da un reporter che si trovava in loco, la popolazione è scesa in strada, dando vita a scene di giubilo irrefrenabile e anche sparando alcuni colpi in aria.
Oltre che contro Gheddafi, a cento giorni dall’inizio della missione internazionale organizzata per salvaguardare la popolazione civile libica, la Corte penale ha spiccato un mandato di cattura all’indirizzo di suo figlio Saif al Islam e di suo cognato Abdullah Sanoussi, accusati tutti di crimini contro l’umanità.
Sanji Monageng, il magistrato che ha dato lettura del dispositivo di arresto, ha definito Gheddafi “il capo indiscusso che controlla l’apparato statale e le Forze armate del Paese” e ha detto che il figlio Saif è la persona più influente nell’entourage intimo del rais. Sanoussi sarebbe stato l’uomo incaricato di istruire le truppe negli attacchi diretti contro i manifestanti disarmati durante le proteste che ebbero come teatro Bengasi. Dunque il terzetto risulta il mandante della morte di centinaia di civili inermi.
Yalal al Galal, rappresentante dei ribelli, si è detto soddisfatto della decisione presa dal Tpi, grazie alla quale il popolo libico si sente finalmente vendicato.
Il procuratore capo Ocampo si dice certo di poter dimostrare ogni singola accusa e precisa di aver raccolto, nei tre mesi in cui ha svolto le sue indagini dietro mandato del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, una mole di prove impressionante che inchiodano Gheddafi alle sue responsabilità, ovvero di aver ordinato la morte di civili ribelli e l’assasinio di numerosi dissidenti.
Resta il fatto che non sarà semplice eseguire il mandato di cattura, vista la carenza di agenti a disposizione della Corte penale e alla luce del fatto che Gheddafi, un domani, potrà sempre trovare rifugio presso qualche Paese amico.
Comunque, ad oggi, il Colonnello è l’unico leader ancora al potere ad essere stato raggiunto da un provvedimento del genere, oltre al presidente sudanese Omar Bashir, accusato per il genocidio nel Darfur.









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