Libia: Sarkozy e Cameron in visita a Tripoli. Ma c’è anche Erdogan

15/09/2011 — News

redazione


Quella del presidente francese Sarkiozy e del premier britannico Cameron è la prima visita di leader stranieri a Tripoli dalla caduta di Gheddafi. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, cui partecipavano anche il presidente del Cnt, Abdel Jalil, e il premier libico ad interim e numero due del Consiglio transitorio, Jibril, il primo ministro inglese ha ribadito la volontà di aiutare i libici a catturare il rais fuggitivo, sottolinenando che «questa è la vostra rivoluzione, non la nostra, questo è il vostro Paese».
In aggiunta, Cameron, che era affiancato dal ministro degli Esteri Hague, ha assicurato gli aiuti della Gran Bretagna, concretizzati nel prossimo scongelamento di fondi libici per un valore di 12 miliardi di sterline.
Una volta rassicurati sulle misure di sicurezza e le garanzie di incolumità, i due leader europei hanno dunque incontrato la leadership del nuovo corso libico per discutere della transizione e della difficile fase che sta vivendo ora il Paese nordafricano, fra stabilizzazione e ultimi tentativi della resistenza lealista di contrastare quella che ormai appare come la definitiva vittoria degli insorti.
Sarkozy, accompagnato dal noto filosofo d’Oltralpe Bernard-henry Lévy, che molto si è impegnato nei mesi del conflitto mantenendo stretti contatti col fronte dei ribelli, ha chiesto alle autorità incontrate che il cammino verso la democrazia in Libia non sia contrassegnato da vendette e ritorsioni nei confronti degli sconfitti.
Certo, i due leader si sono recati prontamente in visita nella capitale libica anche per raccogliere i frutti dell’aiuto offerto agli oppositori di Gheddafi da quando hanno per primi spinto per un intervento della Nato a supporto dell’azione degli insorti sul terreno.
A tal proposito Sarkozy ha però tenuto a ribadire che dietro l’aiuto offerto dalla Francia all’insorgenza libica non vi era alcun calcolo: l’intervento era giusto e per questo è stato sollecitato. Inoltre, ha precisato il presidente francese, la missione della Nato non è conclusa, il lavoro va teminato.
D’altronde, però, il Cnt ha pubblicamente annunciato che favorirà soprattutto quei Paesi che più si sono spesi a favore dei ribelli, come appunto Francia, Gran Bretagna, Qatar e Stati Uniti.
Non a caso in Libia oggi era presente anche quello che finora risulta essere il più alto rappresentante dell’amministrazione americana ad aver messo piede nel Paese, ovvero il sottosegretario agli Esteri Feltman.
Ma anche il premier turco Erdogan aveva da tempo programmato una visita a Tripoli, atteso dunque anch’egli oggi nella capitale libica, a conclusione di un viaggio diplomatico che ieri lo ha visto accolto calorosamente al Cairo e poi diretto in Tunisia.
La Turchia ha a lungo svolto un delicato ruolo di mediazione fra insorti e regime libico, fino a che non è parso più chiaro il delinearsi di una vittoria da parte dei primi, al che la diplomazia di Ankara si è vista pressoché costretta, agli inizi di luglio, a riconoscere il Consiglio di transizione quale legittimo rappresentante del popolo libico.
Dalle parole del numero due del Cnt Jibril si deduce che, al di là del fallimento delle azioni di mediazione fra le due opposte fazioni, intraprese nei mesi del conflitto da parte della diplomazia guidata dal ministro Davoutoglu, di Ankara è stato soprattutto apprezzato l’aiuto prestato ai feriti. Ma anche le imprese turche sono benvenute nel futuro di un Paese come la Libia che con la Turchia ha antichi legami, risalenti al dominio ottomano, e resi evidenti dalla presenza di circa 25mila turchi, prontamente rimpatriati al deflagrare del conflitto.
Frattanto, una bozza di risoluzione Onu in via di definizione, contiene i punti principali di un piano delle Nazioni Unite per la Libia guidata dalla nuova leadership. Riduzione dell’embargo delle armi, allentamento delle sanzioni nei confronti di banche e società petrolifere di Tripoli, appoggio al Cnt, missione di assistenza da parte dell’Onu e mantenimento della no fly zone sono i cardini del piano.
Su quest’ultimo punto si registra la contrarietà da parte della Russia, che chiede l’annullamento della zona d’interdizione aerea che ha finora consentito l’intervento dei velivoli dell’Alleanza atlantica a supporto dell’azione sul terreno delle forze ribelli, che ancora devono conquistare definitivamente alcune roccaforti della resistenza a favore del regime di Gheddafi.
Quanto alla missione di assistenza dell’Onu, stando alla bozza di risoluzione presentata, essa si chiamerà Unsmil (United Nations Support Mission in Libya) e avrà inizialmente un mandato di tre mesi, concentrandosi sulla realizzazione di sei obiettivi principali: sicurezza e ordine pubblico, costituzione ed elezioni, rafforzamento delle istituzioni statali, protezione dei diritti umani, rilancio economico, coordinamento con altre organizzazioni.
La no fly zone verrà revocata quando le circostanze lo permetteranno.
E intanto Gheddafi ha fatto di nuovo sentire la sua voce in un messaggio diffuso dal canale Al Rai. Il colonnello ha tacciato di terrorismo l’azione e l’intervento della Nato a che supporta l’avanzata su Sirte, sua città natale, da parte delle truppe ribelli.
Il rais fuggiasco e per ora introvabile ha lanciato un appello ai suoi sostenitori affinché non abbandonino Sirte al suo isolamento.










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