Mustafa ben Dardef, comandante della brigata ribelle Zenten, ha riferito che dopo una dura notte di combattimenti il porto di Sirte, città natale del raìs Gheddafi, è ora in mano agli insorti.
Le forze ribelli, che combattono per la conquista definitiva di una delle ultime roccaforti della resistenza lealista, si apprestano ad entrare nel centro della città e prevedono aspri scontri con gli ultimi soldati rimasti fedeli al regime.
Frattanto, altre fonti del Consiglio di transizione libico, hanno comunicato alle agenzie (Reuters) di essere in contatto con alcuni anziani della tribù locale, cui appartiene anche la famiglia del deposto dittatore, peraltro ancora introvabile, per negoziare un salvacondotto che permetta una resa senza ulteriori spargimenti di sangue. Deposte le armi sarebbe loro permesso di lasciare la città in sicurezza.
Frattanto il Colonnello, dal suo rifugio segreto, seguita ad inviare messaggi ai suoi seguaci. Nell'ultimo, diffuso da una radio di Bani Walid (circa 170 chilometri a Sudest di Tripoli e ancora sotto il controllo dei lealisti) e ritrasmesso dal sito dell'emittente di regime Al Libya, il raìs si dice pronto al martirio e smentisce le voci che lo vogliono fuggito in Niger o addirittura in Venezuela. Gheddafi assicura di essere ancora in patria ed esorta alla resistenza eroica i suoi, in specie gli uomini della grande tribù dei Warfalla che da tempo difendono la cittadina dagli assalti delle truppe ribelli.