Dopo 215 giorni e oltre 26mila interventi, alla mezzanotte del 31 ottobre prossimo si concluderà la missione Nato Unified Protector, iniziata il 31 marzo scorso, a seguito di una risoluzione delle Nazioni Unite, e volta a difendere la popolazione civile libica.
Di fatto determinante per la vittoria finale degli insorti contro il regime pluridecennale di Gheddafi, la missione della coalizione viene considerata un successo, ma il segretario generale Rassmussen ha sottolineato come il merito vada soprattutto ai libici, che hanno liberato il loro Paese dal giogo della dittatura. La Nato resterà a disposizione delle nuove autorità qualora esse richiedessero un aiuto per riformare le istituzioni di sicurezza e difesa.
Gli alleati stanno comunque organizzando uno sforzo comune per la stabilizzazione del Paese, secondo le parole del nostro ministro degli Esteri Frattini, mentre il Qatar, primo Paese arabo a riconoscere il Consiglio transitorio (Cnt) quale legittimo rappresentante del popolo libico, sta a sua volta mettendo in piedi una coalizione di volenterosi al fine di assicurare il mantenimento della sicurezza in Libia, una volta che la Nato avrà ufficialmente dichiarato conclusa la sua missione.
Frattanto il figlio del defunto rais, il secondogenito Saif, avrebbe preso contatti tramite intermediari con il procuratore della Corte penale internazionale dell'Aja, Moreno Ocampo. E' lo stesso magistrato a confermarlo, precisando di aver fatto sapere al figlio di Gheddafi che, qualora si consegnasse nelle mani della giustizia internazionale gli sarebbe garantita la presunzione di innocenza, fino a prova contraria.
Saif, che ancora pochi giorni fa spronava i lealisti a combattere contro gli insorti, era dato, da fonti tuareg, in fuga verso il Niger, Paese che non ha ratificato il Trattato di Roma, che ha istituito la Cpi e che dunque non ne riconosce le prerogative.
Ma sulle sue tracce ci sarebbero comunque uomini del Cnt, coadiuvati da forze speciali inglesi.