Secondo fonti dell'Eliseo, Gheddafi sarebbe stato visto a Sirte, sua città natale, che resta una delle poche roccaforti della resistenza del regime.
Le forze della Nato hanno bombardato la località con missili di precisione. Ad essere colpito è stato un bunker, un complesso di notevoli dimensioni. Questo è quanto ha dichiarato il ministero della Difesa britannico. I Tornado della Raf sono partiti alla volta dell'obiettivo la notte scorsa da una base nei pressi di Norfolk.
Il target non era Gheddafi, che peraltro non è detto si trovasse nel compound colpito, ma stando a quanto precisato dallo stesso ministro della Difesa inglese Liam Fox, un ennesimo obiettivo militare, allo scopo di indebolire ulteriormente le risorse a disposizione delle forze a lui ancora fedeli.
L'attacco, dunque, serviva a distruggere un potenziale centro di comando fuori Tripoli, che poteva servire da quartier generale alternativo da cui i lealisti potevano dirigere altre operazioni contro gli insorti una volta abbandonata la capitale libica.
Frattanto proseguono intensi gli scontri fra le due opposte fazioni al confine fra la Libia e la Tunisia, e precisamente nei pressi della località di Ras Jdir, sulla costa. Lo riferisce l'emittente Al Jazeera.
E l'aspro confronto fra le forze in campo ha finora prodotto un numero impressionante di vittime. Mustafa Abdel Jalil, leader del Consiglio nazionale di transizione, dunque capo dei ribelli, ha stimato in oltre 20mila i morti dall'inizio del conflitto: il leader degli insorti lo ha detto durante una conferenza stampa tenuta a Bengasi, roccaforte del Cnt.
Il nostro degli Esteri, Frattini, ha intanto affermato che l'Italia possiede le prove dei sanguinari piani tramati da Gheddafi contro il nostro Paese: in particolare il progetto di trasformare l'isola di Lampedusa in un autentico inferno, riempiendo barconi con migliaia di immigrati. Inoltre esisterebbero prove di cinici ordini da parte del rais al governo libico, affinché i cadaveri dei soldatii morti sul campo di battaglia venissero mascherati con abiti civili, per incolpare poi la Nato di colpire vittime innocenti con i raid, anziché i previsti obiettivi militari.
Intanto fonti diplomatiche riferiscono che alle Nazioni Unite si è trovato l'accordo per sbloccare beni libici congelati, per un ammontare di circa un miliardo e mezzo di dollari, da destinarsi alla ricostruzione del Paese, una volta che la situazione si sarà definitivamente stabilizzata sul piano bellico e quindi politico.