Di fronte a una folla in tripudio riunita in una delle piazze principali della città portuale di Bengasi, roccaforte dell'insorgenza libica contro il passato regime di Gheddafi, i leader del Consiglio nazionale di transizione hanno proclamato la liberazione del Paese dal giogo della dittatura.
Il presidente del Cnt, Abdel Jalil, ha chiesto agli astanti di di rispettare lo spirito di tolleranza per dono e riconciliazione che dovrà ispirare il nuovo corso politico e sociale della Libia. Ha quindi assicurato che si sta compiendo ogni sforzo per organizzare la sicurezza del Paese nel rispetto della legge, per la protezione dei confini e della nazione.
Il vicepresidente del Cnt, Ghoga, ha chiesto ai libici riuniti nella piazza di Bengasi di alzare la testa, di sentirsi finalmente cittadini liberi. Ha poi precisato che, dopo aver costituito uno Stato di diritto, il popolo libico rispetterà gli accordi internazionali e le intese firmate con altri Paesi in ambito politico e commerciale, nel rispetto dello spirito di collaborazione soprattutto con le nazioni vicine e confinanti.
Abdel Jalil aveva precedentemente ringraziato tutte le forze internazionali che hanno contribuito alla vittoria degli oppositori del regime di Gheddafi: l'Onu, l'Unione Europea, la Lega araba. Ha precisato poi che a breve verrà annunciata la composizione di un nuovo esecutivo ad interim.
In compenso Jalil ha dichiarato che la sharia, ovvero la legge islamica, verrà rafforzata, perché la Libia, essendo un Paese musulmano, non può rinnegare i fondamenti e i principi dell'Islam.
Questa affermazione ha fatto serpeggiare una certa preoccupazione in ambito internazionale e vi è chi, come il nostro ministro degli Esteri Frattini, ha espresso l'auspicio che il rispetto della sharia non porti alla negazione dei diritti fondamentali e della dignità degli esseri umani.
La Farnesina si augura inoltre che venga fatta luce al più presto sulla dinamica della morte del raìs, date le molteplici voci circolate in questi giorni su come si sono svolti i fatti nelle concitate ore che hanno preceduto la fine del Colonnello. Il Cnt ha assicurato, da questo punto di vista, che verrà aperta un'inchiesta, con la creazione di un'apposita commissione incaricata di chiarire i fatti.
Frattanto, stando a quanto si legge sulla stampa sudanese, uno dei figli di Gheddafi, Saif al Islam, avrebbe trovato rifugio dalla fine di agosto in Darfur, protetto da Khalil Ibrahim, a capo del movimento Giustizia e Uguaglianza. E Saif non sarebbe l'unico fuggitivo, nella lista dei principali ricercati rappresentanti del passato regime, ad aver trovato scampo nella tormentata regione sudanese.