Li vedi correre verso le proprie occupazioni quotidiane, oziare nei numerosi caffè della capitale, o passeggiare nel pomeriggio facendosi trasportare
poi ?no a tardi dalla movimentata vita notturna. I giovani albanesi di oggi sono molto diversi da quelli che per molti anni sono apparsi nelle immagini dei media occidentali, con la disperazione negli occhi e il desiderio di fuggire de?nitivamente dal proprio Paese come unico obiettivo nella vita. Per molti lunghi anni, dopo il crollo del regime di Enver Hoxha, questo Paese ha perso delle intere generazioni di ventenni e trentenni che, invece di affrontare la logorante transizione postcomunista, hanno preferito emigrare verso l’Europa occidentale oppure Oltreoceano. Il fenomeno ha reso l’Albania la nazione europea a più alta percentuale di emigrati, con circa un terzo della popolazione trasferitasi all’estero in cerca di una vita migliore. La prossima tappa di avvicinamento dell’Albania all’Unione Europea, come prevede la prassi, sarà la liberalizzazione dei visti, che permetterà ai cittadini albanesi di viaggiare liberamente nello spazio di Schengen. Dopo tale passo, la cui implementazione è prevista per il prossimo autunno, il Paese delle aquile uscirà de?nitivamente dall’isolamento che ha continuato a caratterizzarlo anche vent’anni dopo il crollo del regime. Nelle capitali europee, però, gli scettici hanno più volte invitato a esaminare il caso albanese con prudenza, per evitare che eventuali esodi di migranti sfr uttino la scomparsa delle barriere burocratiche per andare in cerca di una vita miglior e in Eur opa occidentale, come già avvenuto nel passato recente del Paese balcanico. A maggior rischio di migrazione sono come sempr e i giovani. Ma i vari sondaggi in trapresi da diverse agenzie e dai media albanesi hanno dimostrato un notevole disincanto nei confronti dell’emigrazione e una ragguardevole demisti?cazione del sogno per uno stage o uno scambio universitario, ma non penso di riuscire a trovarmi meglio altrove. La mia vita è tutta a Tirana». Dello stesso parere Orla, ventenne, studentessa di ingegneria. «Potrei andare in Europa occidentale in vacanza, per visitarla ?nalmente e vedere le città d’arte», sottolinea. «Finora a causa dell’insormontabile dif?coltà dei visti sono stata solo in Turchia e in Israele, che sono deiPaesi in cui ci è permesso viaggiare senza». Circa l’85% dei giovani albanesi, secondo i sondaggi dell’Istituto statistico di Tirana, non hanno mai visitato un Paese dell’Europa occidentale. I consolati europei sono estremamente restii nel concedere persino visti turistici ai giovani albanesi, considerati un potenziale contingente migratorio. Ciononostante sono dei veri poliglotti e si sentono europei a tutti gli effetti. «L’Unione Europea è il nostro destino, non riesco a immaginare il mio Paese diversamente», commenta Henri, classe ‘89, originario della parte orientale del Paese, al con?ne con la Macedonia, studente di Giurisprudenza nella capitale. «Non emigrerei perché vorrei lavorare nel settore per cui ho studiato e so che all’estero sarebbe estremamente dif?cile». «Siamo europei perché è evidente che siamo più vicini agli italiani che ai popoli balcanici», commenta Fatiola, studentessa di Medicina. Occhi scurissimi che brillano mentre cerca di riassumere la storia dell’Albania evidenziando i rapporti con l’Italia e la continua voglia d’Europa del Paese.

Sono giovani che studiano o lavorano a Tirana, ma provengono da tutto l’Albania. Si sono trasferiti nella capitale e nelle maggiori città della pianura occidentale del Paese nel corso degli ultimi vent’anni, facendo parte di un fenomeno migratorio interno, diretto verso l’area di maggiore sviluppo urbano ed economico dell’Albania. In questa regione risiede oggi la maggior parte degli albanesi. «Non emigrerei perché penso che un Paese come l’Albania offra delle possibilità di avanzamento e di carriera che nessun Paese occidentale può garantire», commenta Gjergji, rimpatriato dopo il conseguimento della laurea specialistica a Roma. «Inviterei anche chi ha già fatto il per corso migratorio a ritornare, perché in Albania si vive meglio, si fa carriera e la gente è molto più amichevole che in Eur opa occidentale». Lo spazio Schengen è di dif?cile accesso per i cittadini albanesi, ma grazie ai mezzi di comunicazione e ai lega mi familiari non è più un luogo idealizzato o una “terra promessa” come lo era appena vent’anni fa. Ogni albanese ha almeno un parente all’estero, attraverso cui riesce a ricevere informazioni realistiche riguardo la vita nel versante occidentale dell’Adriatico. Le immagini avvincenti delle pubblicità delle televisioni italiane hanno perso ormai l’effetto di incanto che esercitavano una volta. «Non emigrerei», spiega Anila, studentessa di psicologia, ventiduenne originaria di Valona. «Ho una sorella che vive in Italia, e sono convinta che i rapporti sociali e i ritmi di vita siano molto più piacevoli in un Paese non ancora postindustriale come l’Albania. Nonostante Tirana stia diventando sempr e più una metropoli caotica, qui la vita è tranquilla e rilassata, e abbiamo molto tempo da dedicare agli amici e alla famiglia». Da diversi anni l’Albania è uno dei Paesi con il maggior tasso di crescita economica in Europa che risulta essere, secondo le statistiche più attendibili delle autorità di Tirana, attorno al 6 %. Il mercato, in pieno sviluppo nonostante il caos legislativo, offre notevoli possibilità di occupazione ai neolaureati. Ma a fare dell’Albania un’alternativa più attraente persino per i laureati all’estero è la crisi economica che ha rallentato Paesi come l’Italia e la Grecia, mete tradizionali dell’emigrazione albanese. «Si nota un vero e proprio fenomeno del rientro, in particolar modo da parte dei giovani laureati all’estero», afferma Kosta Barjaba, uno dei maggiori esperti di emigrazione a Tirana. «Non si dispongo di dati statistici al riguardo, ma i giovani rimpatriati li incontriamo spessissimo nella nostra vita quotidiana».

Alla domanda se vi sarà un esodo di giovani verso i Paesi dell’area Schengen, come gli scettici di Bruxelles paventano, Barjaba risponde ?ducioso: «La società albanese ha raggiunto ormai una fase di maturità che va oltre la necessità di sopravvivenza. I giovani di oggi non si accontentano più di andare all’estero a tutti i costi, rinunciando alla qualità della vita sociale ed economica che possono avere nel proprio Paese». «Noto che sono in molti a rientrare in Albania dopo una breve esperienza di studio all’estero», spiega Gentian Elezi, un giovanissimo docente universitario. Lo incontriamo nel suo uf?cio in una delle numerose università private di Tirana: ?glio di emigrati albanesi in Italia è rientrato in Albania da due anni, una volta ultimati gli studi a Milano. «A mio avviso i giovani albanesi sono notevolmente disincantati dallo studio all’estero, o dall’idea di un trasferimento permanente per motivi di lavoro. Alle dif?coltà economiche e sociali che presenta la vita in una metropoli italiana per esempio, preferiscono i ritmi decisamente più rilassati della capitale albanese». I giovani albanesi che viaggeranno liberamente nello spazio Schengen a partire dal prossimo autunno rappresentano un’Albania diversa. È una generazione nata mentre il regime di Hoxha stava vivendo i suoi ultimi giorni e cresciuta in un Paese fortemente segnato dalla transizione, che ha dovuto combattere contro i complessi di inferiorità e con molta voglia di riscatto. Rappresenta un’Albania nuova, di cittadini europei, che da offrire non ha solo disperazione e povertà.


Scarica l'articolo in PDF









Cerca negli archivi

Ricerca l'articolo che ti interessa nel nostro ampio database.
Puoi combinare più chiavi di ricerca per affinare la tua ricerca

text
text