Dopo l’Italia e la Grecia anche il Governo spagnolo è caduto vittima della crisi e gli spagnoli, come ci si aspettava, hanno deciso di assegnare la responsabilità della ripresa economica del Paese al Partito Popolare di Rajoy. Se da una parte è certamente un’ottima notizia il fatto che dopo 2 sconfitte elettorali il PM Rajoy abbia ottenuto una maggioranza parlamentare così vasta (la più estesa degli ultimi 30 anni), che sancisce un chiaro mandato popolare (cosa che manca invece ai Governi tecnici di Grecia e in Italia) dall’altra, non possono comunque essere evitate osservazioni che evidenziano come in realtà la situazione presenti ancora dei forti rischi.
In realtà il Partito Popolare rispetto al 2008 ha ottenuto solo 500,000 voti in più mentre il Partito Socialista ne ha persi 4 milioni, elemento che sottolinea come in realtà le elezioni non abbiano tanto sancito il trionfo dei Popolari quanto piuttosto la terribile sconfitta dei Socialisti. Non tranquillizza gli analisti e tanto meno i mercati anche la vaghezza con cui il PM Rajoy durante la campagna elettorale ha parlato di riforme economiche per arrivare alla riduzione del deficit. La scelta, che potrebbe rivelarsi una strategia elettorale, potrebbe infatti portare ad una forte disaffezione politica nel momento in cui quanto finora annunciato si dovrà tradurre in misure concrete. Anche Rajoy deve pertanto agire con rapidità, dare vita ad una squadra di Governo forte e cominciare subito a convincere gli spagnoli e i partner europei della volontà di riportare i parametri macroeconomici del Paese in territorio positivo. Certamente non sarà semplice soprattutto se si considera che il 70% del debito spagnolo è strutturale e saranno quindi necessarie riforme di lungo periodo come l’eliminazioni delle rigidità presenti sul mercato del lavoro che hanno contribuito ad un tasso di disoccupazione che oggi ha raggiunto il 22,6%.