Il vento del cambiamento che soffia da mesi in larga parte del mondo arabo, seppur con differenti esiti, lambisce anche il ricco emirato del Kuwait.
Alle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea parlamentare si sono infatti imposte le formazioni sunnite di ispirazione islamica, che hanno conquistato 23 seggi che, sommati a quelli ottenuti dai liberali (per la verità solamente due) e dai rappresentanti tribali, portano a 34 su 50 gli scranni attribuiti alla pur non omogenea coalizione di maggioranza, formata da forze finora all'opposizione.
A parte il fatto che il parlamento in effetti consta di 65 deputati (i membri dell'esecutivo occupano di diritto un seggio), c'è da tener presente però che la prerogativa costituzionale di nomina del primo ministro spetta all'emiro, lo sceicco Sabah al Ahmad al Yaber al Sabah. Qualora questi la scelta dovesse cadere su un nome non gradito alla nuova maggioranza, è facile prevedere che il parlamento possa bloccare l'attività del governo e che la stessa legislatura, appena inaugurata, non arriverebbe al termine naturale.
La Costituzione del Kuwait non dà alla maggioranza parlamentare il diritto di formare il governo, il che ne diminuisce il potere. Ciò malgrado la vittoria delle forze di opposizione è da considerarsi un segnale da non sottovalutare. Quel che di sicuro tiene insieme le formazioni che hanno prevalso in questa tornata elettorale è l'obiettivo delle riforme costituzionale che consentano al parlamento di eleggere il premier, di legalizzare i partiti politici e anche di limitare il potere della famiglia reale.
Ma per rendere effettive queste riforme ci vuole il consenso di una maggioranza qualificata (due terzi dei parlamentari) e dell'emiro stesso.
L'anno scorso le forze di opposizione hanno promosso manifestazioni di protesta per denunciare anche la dilagante corruzione e le divisioni in seno alla famiglia reale.
Senza arrivare al punto di chiedere un cambio di regime e un'uscita di scena dell'emiro, i manifestanti sono riusciti ad ottenere lo scioglimento dell'assemblea legislativa e le dimissioni del governo, per la terza volta dal 2006.
Quel che è certo è che i risultati elettorali in Kuwait hanno evidenziato l'affermazione, come avvenuto in altri Paesi del mondo arabo rivoltatisi contro i regimi al potere, di forze conservatrici e tradizionaliste.
I liberali hanno ottenuto solo due seggi e nessuna delle 23 donne che si erano presentate nelle liste ha ottenuto un posto in parlamento.
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