Forze speciali kosovare sono state inviate nella notte da Pristina al confine nord con la Serbia. L’operazione, in cui sono rimasti peraltro feriti quattro poliziotti, aveva lo scopo di garantire il rispetto dell’embargo alle merci serbe imposto dal governo kosovaro la settimana scorsa.
Gli agenti inviati si sono scontrati con la popolazione locale dell’enclave serba, che ha risposto all’intervento delle forze speciali con il lancio di sassi e di un ordigno, provocando appunto il ferimento di alcuni poliziotti.
Borko Stefanovic, negoziatore di Belgrado nel dialogo con Pristina, ha aspramente criticato l’iniziativa di bloccare con la forza le frontiere, voluta dal governo kosovaro, definita un’autentica provocazione contro il popolo serbo che vive nel nord del Paese.
L’azione, secondo il negoziatore serbo pregiudica unilateralmente i risultati del dialogo finora condotto con Pristina.
Anche il rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Kosovo, Fernando Gentilini, ha espresso preoccupazione e biasimato l’operazione, auspicando il ritorno ai negoziati.
Gentilini ha sottolineato il fatto che l’invio delle forze speciali kosovare al fine di rafforzare il controllo delle frontiere con la Serbia, nel Nord del Paese, non è stato deciso di concerto con la comunità internazionale e che dunque è del tutto disapprovato dall’Unione Europea.
Il rappresentante Ue ha affermato che l’importante, ora, è che si plachi la tensione che si è creata a seguito dell’iniziativa di Pristina e che la situazione del dialogo fra i due Paesi torni al punto in cui si era giunti prima di questa notte.
Gentilini ha inoltre assicurato che Eulex (European Union Rule of Law Mission in Kosovo) è pronta ad aiutare le autorità di Pristina al fine di frenare l’escalation di tensione.
Finora le frontiere interessate dall’operazione di questa notte erano controllate unicamente dai serbi e dalle forze internazionali.
Escludendo iniziative unilaterali, Gentilini ha precisato che solo con il dialogo si può trovare una soluzione al conflitto di natura commerciale scoppiato fra i due Paesi.
Le truppe della Kfor, sotto controllo Nato, presenti nell’enclave serba nel nord del Kosovo, si sono interposte fra la popolazione locale e gli agenti kosovari e calmare la tensione. Un portavoce della Kfor ha dichiarato che gli uomini dell’Alleanza interverranno in caso si verifichino episodi di violenza.
Frattanto il ministro degli Interni di Pristina, Bajram Rexhepi, ha giustificato lo spiegamento delle forze speciali alla frontiera come forma di difesa a fronte di supposte violazioni al divieto di importazione di prodotti provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia Erzegovina.
L’embargo era stato deciso da Pristina la settimana scorsa, a seguito dell’analoga iniziativa presa nei confronti dei prodotti kosovari da parte di Belgrado e Sarajevo.
L’enclave serba nel nord del Kosovo conta su una popolazione di circa 60mila persone, che non riconoscono l’autorità di Pristina: la zona è dunque spesso teatro di conflitti di natura eminentemente etnica.