Il 30 ottobre i cittadini del Kirghizistan sono andati alle urne per eleggere il primo presidente dopo la rivolta popolare dell’aprile 2010 che ha portato alla destituzione dell’ex presidente autoritario Bakiyev. Anche se nel giugno del 2010 le elezioni presidenziali anticipate (che si sono tenute insieme ad un referendum costituzionale finalizzato all’adozione di una nuova Costituzione) avevano decretato come vincitore incontrastato il leader rivoluzionario Roza Otunbayeva, quest’ultima aveva assunto la carica di presidente ad interim promettendo che si sarebbe però dimessa dopo due anni, in modo da assicurare una transizione del potere indolore e conforme alla legge.
Secondo la nuova Costituzione del 2010, il presidente viene eletto per sei anni per un massimo di due mandati. Inoltre, il candidato che ottiene più del 50% dei voti vince le elezioni al primo turno.
Su 83 candidati che si sono inizialmente proposti, solo 15 di loro hanno partecipato alla corsa per la presidenza. I tre contendenti principali sono stati Atambayev, Tashiyev e Madumarov. Il primo ministro Atambayev (uno dei leader liberali che, insieme al presidente uscente Otunbayeva, ha guidato la rivolta dell’aprile 2010), popolare soprattutto nel Nord del Paese, è il candidato che con maggiore probabilità porterà avanti il processo avviato con la rivoluzione del 2010 in termini di istituzione di una democrazia parlamentare e di una politica estera equilibrata (a questo proposito, rientrano fra i suoi obiettivi: stabilire buone relazioni strategiche con la Russia e la possibilità, per il Paese, di aderire all'Unione doganale russo-kazako-bielorussa). Sia Kamchybek Tashiyev (leader del partito nazionalista Ata – Zhurt) che l'altro principale candidato Adamkhan Madumarov (leader del partito Butun Kyrgystan) sono invece molto popolari nelle regioni etnicamente diverse di Osh e Jalalabad, mentre hanno meno sostenitori nel Nord del Kirghizistan. Sono entrambi dei candidati fortemente nazionalisti e Tashiyev, in particolare, è a favore di una politica forte (sul modello russo) che sia in grado di riportare ordine e stabilità nel Paese (a suo parere incompatibile con un sistema parlamentare democratico).
Con un'affluenza alle urne pari a circa il 60%, alle elezioni del 30 ottobre il primo ministro uscente Atambayev ha ottenuto più del 63% dei voti favorevoli, mentre i suoi principali sfidanti Madumarov and Tashiyev hanno raccolto soltanto rispettivamente circa il 14,9% ed il 14,43% dei voti.
Atambayev si afferma dunque come vincitore indiscusso della corsa alla presidenza del 30 ottobre. La sua vittoria rappresenta un segnale molto importante per il futuro democratico del Paese. Egli è sicuramente, tra i tre contendenti, la figura più adatta a portare avanti quanto finora realizzato dal presidente ad interim Otunbayeva, proseguendo dunque nel percorso di trasformazione democratica del Paese.
Delle sfide importanti attendono, peraltro, il futuro presidente: non solo la necessità di pervenire al più presto ad un accordo trasversale fra le tre anime politiche del Paese - tra i liberali che hanno guidato la rivoluzione, i nazionalisti (alcuni dei quali simpatizzanti con il vecchio regime) e l'ampia, benchè marginale, comunità etnica uzbeca - in modo da placare le tensioni politiche latenti all'interno del Paese, ma soprattutto, il nuovo presidente dovrà istituzionalizzare ciò che il Paese ha acquisito dalla rivoluzione democratica.