Israele: Shalit libero

12/10/2011 — Asia

redazione


Ghilad Shalit, il caporale israeliano rapito da un commando di miliziani islamici più di cinque anni fa, durante una sanguinosa incursione, potrebbe a breve tornare libero in patria.
Prigioniero dal 2006 nella Striscia di Gaza, Shalit riabbraccerà la sua famiglia, che tanto si è spesa per lui in questi lunghi anni di attesa, promuovendo campagne di sensibilizzazione per la sorte del proprio figlio, non solo in Israele, ma in tutto il mondo.
L'accordo tra Hamas e Israele è stato raggiunto con la decisiva mediazione dell'Egitto e prevede il rilascio del giovane militare in cambio della liberazione di circa mille detenuti palestinesi (1027, secondo quanto affermato da Khaled Meshaal, numero uno del Politburo di Hamas, dal suo rifugio in Siria).
L'accordo è stato presentato dal premier israeliano Netanyhau al vaglio del proprio governo, convocato con urgenza a Gerusalemme. Il piano stabilito dai negoziatori ha ricevuto il placet anche da parte dei vertici di Hamas, da Gaza e da Damasco. L'avvenuta intesa era stata confermata poco prima dal Cairo, mentre la notizia veniva diffusa dall'emittente panaraba Al Arabiya.
Lo scambio alla base dell'accordo prevede la liberazione anche di detenuti condannati per gravi fatti di terrorismo, nella lista dei quali potrebbe trovarsi pure Marwan Barghuti (ma la notizia è stata smentita dalla televisione israeliana), tra i leader di Fatah, che sta scontando cinque ergastoli quale promotore della seconda intifada, e all'epoca rivale del più moderato Abu Mazen, attuale presidente dell'Autorità nazionale palestinese.
Fra i rilasciati non vi sarebbero solo militanti di Hamas e inoltre il gabinetto di sicurezza israeliano ha tenuto una riunione speciale per stabilire la sorte di 450 di loro, ritenuti fra i più pericolosi. Al vertice ha partecipato anche il capo di stato maggiore delle Forze armate insieme ai vertici dell'intelligence.
Alcuni fra i prigionieri che saranno liberati potrebbero restare nei Territori palestinesi: questo certamente innescherà polemiche nei settori più conservatori dell'establishment politico e della società israeliana.
Ma l'accordo, che consentirà al caporale Shalit di tornare a casa, passando prima per l'Egitto che a sua volta lo consegnerà ai suoi compatrioti, è considerato comunque un successo da entrambe le parti coinvolte. Per Netanyahu si tratta del compimento di una promessa fatta ai coraggiosi genitori di Ghjlad, come egli stesso ha detto in un messaggio alla nazione, genitori che egli stesso ha informato personalmente per telefono dell'avvenuta intesa. Per Hamas, visto il numero di prigionieri che verranno liberati, è sicuramente un successo, che matura dopo la crisi con il regime siriano di Hassad, conseguenza della brutale repressione operata dal regime di Damasco nei confronti del movimento popolare di protesta, che da mesi insanguina il Paese, e dopo i recenti successi di Abu Mazen e l'aumento di popolarità del leader dell'Anp, seguito alla richiesta all'Assemblea dell'Onu di riconoscere lo Stato palestinese come membro del consesso delle Nazioni Unite.
Anche per l'Egitto e per la giunta militare al potere dopo le dimissioni di Mubarak, si trattava di accreditarsi a livello diplomatico e la mediazione operata con successo potrebbe garantire un certo credito a livello internazionale in un momento di indiscutibili difficoltà interne.











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