Israele: Netanyahu presenta misure per una nuova politica sociale

04/10/2011 — Asia

redazione


Una squadra di esperti ha elaborato un piano di riforme sociali che il premier israeliano Netanyahu è in procinto di presentare al governo da lui guidato, dopo che negli ultimi mesi si sono registrate, soprattutto a Tel Aviv, una serie di manifestazioni organizzate da gruppi di "indignati". Il termine, sulla scorta di quello adottato dagli attivisti del 15 M spagnolo (indignados, appunto) è ormai entrato nel linguaggio comune per definire quei movimenti spontanei di protesta che reclamano soprattutto giustizia sociale e riforme per garantire un futuro più certo ai giovani, in un periodo di crisi economica globale.
E in Israele la protesta durava da circa due mesi e mezzo: negli ultimi giorni la polizia di Tel Aviv ha iniziato lo sgombero dei presidi di piazza, peraltro senza che si siano registrati scontri o particolari disordini, fatta eccezione per la resistenza di alcuni irriducibili, dichiaratisi dei senza tetto alle forze dell'ordine.
Ma le tensioni più gravi nel Paese si sono invece registrate a causa del grave episodio avvenuto in Galilea, dove all'alba di ieri, nel villaggio di Tuba Zangaria, a nord del lago di Tiberiade, la locale moschea è stata data alle fiammeda un non meglio identificato gruppo nazionalista ebraico, che ha lasciato sulle pareti del luogo di culto alcune scritte che indicavano che quell'azione rappresentava la vendetta per la morte del rabbino Palmer, un colono morto una decina di giorni fa, con il figlio piccolo, a Hebron, a causa del ribaltamento della propria auto che sarebbe stato provocato a sua volta, secondo la polizia locale, da una sassata scagliata sul parabrezza da un veicolo palestinese.
Se da una parte l'attacco alla moschea è stato condannato dal Movimento islamico di Israele come ennesimo segnale di un crescente razzismo antiarabo nel Paese, il premier Netanyahu non ha mancato di stigmatizzare l'episodio quale "crimine sconvolgente".
Frattanto Israele ha accolto l'invito del cosiddetto Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) a riprendere i negoziati di pace con i palestinesi. Israele, a sua volta, si augura che i palestinesi accettino di sedersi al tavolo delle trattative con eguale disponibilità, e soprattutto senza porre delle precondizioni.
Il capo negoziatore per i palestinesi, Saeb Erekat, ha però precisato che se Israele davvero è d'accordo con le proposte del Quartetto, deve innanzitutto annunciare il congelamento delle colonie e accettare il principio dei confini del 1967.









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