Israele: diplomatici sconsigliano presenza di Peres alla prossima Assemblea generale dell'Onu

01/09/2011 — Asia

redazione


Stando a quanto affermato da alcuni diplomatici israeliani di stanza a New York, la presenza del presidente Shimon Peres alla prossima Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite, che si terrà in settembre, potrebbe rivelarsi controproducente per la causa di Tel Aviv nell'ambito della votazione sul riconoscimento della sovranità dello Stato di Palestina.
L'ufficio del premier israeliano aveva dichiarato che Nethanyau non avrebbe preso parte all'Assemblea di quest'anno, e che in compenso avrebbe inviato, a rappresentare il Paese, il presidente Peres.
I diplomatici in questione consiglierebbero piuttosto l'invio di una figura di profilo più basso, per non dare ulteriore enfasi all'evento.
Difatti, se da una parte la domanda di ingresso nel consesso delle Nazioni Unite da parte della Palestina, che il Consiglio di Sicurezza discuterà sempre in settembre, non ha alcuna possibilità di venire accolta (gli Usa hanno già fatto sapere che potrebbero esercitare il loro diritto di veto), dall'altra la proposta di risoluzione che l'Autorità nazionale palestinese presenterà all'Assemblea generale per il riconoscimento dello Stato di Palestina, verrà votata con ogni probabilità dalla maggioranza delle delegazioni, dal momento che già 120 Paesi su 194 presenti nel consesso dell'Onu riconoscono la sovranità di quel territorio.
Il rappesentante israeliano presso le Nazioni Unite, Ron Prosor ha dichiarato che Tel Aviv ha possibilità pressoché nulle di avere successo nell'opporsi alla risoluzione che presenterà l'Anp, non godendo di sufficienti appoggi.
L'Assemblea generale non ha tuttavia il potere di ammettere la Palestina tra i membri a pieno titolo delle Nazioni Unite, perché ciò compete al solo Consiglio di Sicurezza.
Quel che può concedere l'Assemblea è lo status di "osservatore", una sorta di via di mezzo che viene anche denominata "formula Santa Sede", dal momento che il Vaticano, pur non essendo uno Stato membro dell'Onu (non ne avrebbe peraltro i requisiti realativi alla cosiddetta "popolazione permanente") partecipa ai lavori in qualità di "osservatore permanente".
Tale status permette di prendere parte attivamente alle conferenze indette dall'Onu, facendo sentire comunque la propria voce dinanzi a un così vasto consesso.

Foto: LaPress.it









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