Iran: secondo il Pentagono in un anno potrebbe essere pronta l'atomica

30/01/2012 — Asia

redazione


Secondo quanto ha dichiarato ieri durante una trasmissione televisiva il segretario alla Difesa Usa, Leon Panetta, l'Iran potrebbe impiegare circa un anno per produrre uranio arricchito in quantità sufficiente per dotarsi della bomba atomica. Ne occorrerebbero circa altri due per poterla montare su un vettore di lancio.
Naturalmente, ha assicurato il capo del Pentagono, gli Stati Uniti, a cominciare dal presidente Obama, faranno di tutto per impedire che tale progetto possa essere portato a compimento, con conseguente grave minaccia per il mondo intero.
Nel frattempo è giunta da Teheran, per bocca del ministro del petrolio iraniano, la conferma della minaccia di chiudere i rubinetti dell'oro nero verso alcuni Paesi, in primis quelli europei, dopo che, una settimana fa, Bruxelles ha sancito l'embargo petrolifero contro l'Iran.
La dichiarazione del ministro coincide con l'arrivo a Teheran degli osservatori dell'Agenzia atomica internazionale, guidati dal dal belga Herman Nackaerts e dal vice segretario generale dell'organizzazione, Rafael Grossi.
Sui risultati della missione il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi si è detto ottimista, dichiarando dal summit dell'Unione Africana cui ha preso parte ad Addis Abeba, che gli ispettori dell'Aiea riceveranno le risposte a tutte le loro domande, in uno spirito di collaborazione e trasparenza.
Il presidente del parlamento iraniano, Larijani, auspica che l'Aiea non assuma il ruolo di strumento politico nelle mani dell'Occidente, ma che i suoi osservatori si limitino a un lavoro tecnico e professionale, in vista di proficue collaborazioni future.
Secondo Teheran, poi, potrebbero riprendere a breve i negoziati con il cosiddetto gruppo 5+1, formato da Usa, Russia, Cina, Francia, Germania e Gran Bretagna. I colloqui si erano interrotti a Istanbul un anno fa e proprio lì dovrebbero nuovamente svolgersi.
Quanto all'Italia e alle conseguenze dell'embargo petrolifero, l'Eni assicura che nel pacchetto di sanzioni deciso dall'Ue non rientrano i cosiddetti contratti buy-back, che prevedono forniture di greggio in cambio dello sviluppo di giacimenti nel Paese.
Secondo tali accordi l'Iran fornirà ancora all'Italia greggio per un valore di circa un miliardo e mezzo di dollari, fino al 2014.









Cerca negli archivi

Ricerca l'articolo che ti interessa nel nostro ampio database.
Puoi combinare più chiavi di ricerca per affinare la tua ricerca

text
text