Un potente ordigno, piazzato davanti a uno dei cancelli d'entrata dell'edificio che ospita l'Alta corte di giustizia a Nuova Delhi, è deflagrato in mattinata, proprio mentre centinaia di persone affollavano l'ingresso. Un attentato di matrice islamica, rivendicato con un comunicato di un gruppo fondamentalista, che chiede che venga abrogata immediatamente la condanna a morte comminata ad Afzal Guru, accusato di essere fra gli autori dell'assalto al parlamento indiano del dicembre 2001.
Lo scoppio della bomba ha provocato 12 morti e una cinquantina di feriti: la zona, nel centro della capitale indiana, è stata immediatamente isolata ed è stato tracciato un identikit degli attentatori. Sarebbero due uomini barbuti, uno sui vent'anni, l'altro sui cinquanta.
Il mercoledì è giorno di udienze pubbliche sia per i processi penali che per quelli civili, dunque vi erano molte persone fuori dei cancelli, in fila nei passaggi pedonali.
Molti dei casi discussi dall'Alta corte riguardano affiliati a gruppi terroristici di matrice islamica, dunque l'obiettivo è anche stato scelto per il suo carattere simbolico, oltre che per provocare una strage.
Il premier indiano Singh e il ministro degli Interni Chidambaram hanno condannato duramente l'attentato, definendolo un atto vile di natura terroristica. Il premier si è richiamato allo spirito di unità del Paese e ha assicurato che l'India saprà reagire e che mai cederà alla pressione del terrorismo.
Secondo quanto riferito dal ministro degli Interni al parlamento, vi erano state avvisaglie di un possibile attentato, da informative di intelligence che avevano avuto riscontri con quanto aveva scoperto la polizia, ma nessuna telecamera era piazzata al di fuori dell'edificio, già colpito a maggio.
In quel caso, però, la bomba a basso potenziale non aveva provocato vittime. Le misure di sicurezza adottate in seguito non sono state però sufficienti a evitare il bagno di sangue di quest'ultimo attacco fondamentalista.
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