La cantante è una bellezza mozzafiato, cosa di cui è ben consapevole. Ritta sul piccolo palco di un bar karaoke di Shenzhen chiamato “Fortuna a Shenzhen”, canta con trasporto, una mano ingioiellata che tiene il microfono alla bocca e l’altra che fa un gesto di addio a un immaginario amante. L’attillato top nero luccica di paillettes, il volto attraente, ovale come un seme di girasole, è luminoso, e il pubblico la sommerge di applausi e grida entusiaste.
Sfrecciando con la sua Audi per la città, Wang di solito si esibisce in due o tre bar ogni sera. Il suo compenso – 100 yuan per mezz’ora di canto, di cui 20 finiscono in tasca al suo dj/agente – è tutt’altro che lauto. Ci si potrebbe chiedere come fa a permettersi quell’automobile così appariscente e gli anelli coi diamanti. Come molte cantanti dei bar karaoke di Shenzhen, Miss Wang ha un segreto noto a tutti: un ricco protettore che le offre uno stile di vita lussuoso. Proprio così: Wang è una ernai, una delle milioni esistenti oggi in Cina. Con il termine ernai, letteralmente “seconda moglie”, si intende l’amante di un uomo sposato. È la versione moderna della concubina, un lusso per ricchi uomini d’affari e alti ufficiali, e in effetti per tutti coloro che possono permettersene una. Quelle fortunate, come Miss Wang, godono di uno stile di vita invidiabile, con un proprio appartamento, un guardaroba griffato e il lusso di avere del tempo libero.
Nei tempi passati, per far mostra del proprio prestigio gli uomini ricchi e potenti solevano tenere delle concubine. Con la loro salita al potere nel 1949, i comunisti spazzarono via questa tradizione, insieme a molti altri costumi feudali. Negli ultimi decenni, tuttavia, un controllo sociale più rilassato e l’aumento della ricchezza sono stati la molla di una spettacolare rinascita dell’antica “cultura della concubina”, e in misura tale che gli operatori nel campo degli articoli di lusso amano scherzare che, senza il crescente esercito di ernai, l’intero mercato crollerebbe. E Shenzhen, appena oltre il confine di Hong Kong, è nota come il paradiso delle ernai. I luoghi dove molti tengono radunate le loro amanti si sono guadagnati il nomignolo di “villaggi delle ernai”; per esempio quello di Huanggang, a cinque minuti di taxi dal confine. Vero e proprio villaggio, prima che il leader cinese Deng Xiaoping trasformasse questo sonnacchioso agglomerato di pescatori in Zona Economica Speciale, Huan ggang è ora un’area residenziale costituita da moderni complessi addossati gli uni agli altri. Il “Fortuna” si trova all’angolo di una strada, dominato da ristoranti, sale da mahjong, parrucchieri, saloni di bellezza e bar.
All’interno di un salottino privato la ventottenne Miss Wang ripercorre il suo cammino di ernai. Nata a Wuhan, una città della Cina centrale, in una famiglia di operai, se ne è allontanata dieci anni fa dirigendosi a sud, con la speranza di diventare una star. Ma senza una vera e propria formazione, come cantante non riusciva a trovare lavoro. Finì a fare la cameriera in un bar karaoke. «È stato il periodo più difficile della mia vita. Prima ero una giada nelle mani dei miei genitori; all’improvviso mi trovai a dovermela cavare da sola, ed ero trattata alla stregua di una manciata di paglia», ricorda. Ma era troppo graziosa per passare inosservata. Ben presto incontrò il suo primo “protettore”, Ji Min, un uomo d’affari di successo originario della sua stessa città, di circa vent’anni più vecchio e ovviamente sposato. Wang giocò la carta della verginità (che ancora possedeva). «Gli dissi che sessualmente ero alla prima esperienza. Se davvero mi voleva doveva provvedere a me in tutto», dice Wang. «E lui lo fece. A dire il vero non mi diede mai l’impressione di un uomo sposato, perché sua moglie e sua figlia vivevano a Wuhan. A volte avevo la sensazione che fosse come un padre affettuoso». Ji la sistemò in un lussuoso appartamento di Silver Lake, alla periferia della città, e fece del suo meglio per viziarla, pagandole persino gli studi di canto a Pechino. «Sono stata fortunata, perché lui era innamorato di me e io gli ero molto affezionata», continua Wang. Poi però lei si imbarcò in una storia d’amore con il compagno di studi Peng, all’insaputa di Ji. Ogni protettore si aspetta fedeltà. «Solo che con Peng era diverso. Abbiamo la stessa età, abbiamo così tanto in comune. E il fatto di dovere tenere segreta la nostra storia rendeva la cosa ancora più eccitante».
Forse Ji aveva sospettato qualcosa. Per allettarla a tornare a Shenzhen dopo due anni di studi le comprò un’Audi. «Dovetti tornare indietro, anche se ero innamorata di Peng. Ma dovevo essere realista. Peng riusciva a malapena a procurarsi di che vivere per sé», spiega Wang. Ma non fu felice di tornare tra le braccia di Ji. Per la prima volta, il suo collo rugoso e la pancia sporgente “da generale” le davano fastidio.
Ma quando Ji scoprì che lei era rimasta in contatto con l’amante di Pechino, sparì letteralmente nel nulla. «Ero disperata», afferma Wang asciugandosi con gesti attenti le lacrime con un fazzolettino. «Come avrei potuto mantenere lo stile di vita a cui ero abituata?». Le ci volle solo qualche mese per trovare un sostituto, questa volta un impresario edile di Hong Kong sui cinquanta. «Non mi tratta bene come Ji. Ormai siamo insieme da più di due anni. Ma dovrò tenerlo finché non troverò di meglio».
Feng Ling, un giornalista del Yangcheng Evening News di stanza a Shenzhen, ha scritto numerosi articoli sul fenomeno delle ernai. «Ho notato un cambio di tendenza», spiega. «Solitamente, con poche eccezioni, le ernai erano ragazze povere e poco istruite provenienti dalla campagna. Alcune di quelle attuali provengono invece da ambienti agiati, e sono mediamente istruite. Sono portate a considerare quella dell’ernai una possibilità di carriera molto remunerativa, e vanno a caccia di chiunque offra lo stipendio più alto». Feng ritiene che la nuova generazione di donne che crescono in questa società sempre più adoratrice del denaro abbia ben pochi scrupoli a fare quanti più soldi possibili in questo modo.
Gli “sponsor” trattano le proprie ernai come “moglitrofeo”, sfoggiandole in pubblico, mentre le vere mogli, di solito relegate a Hong Kong o nelle loro città d’origine, vivono nella più cieca ignoranza. «Gli uomini si procurano una ernai non solo per il sesso, ma spesso anche per l’apparenza», spiega Feng Ling. «Adorano sfoggiare le loro belle prede con gli amici e con i soci d’affari. Funziona pressappoco così: se non hai una ernai non sei un uomo di successo».
All’attuale protettore di Wang piace poterla presentare ai colleghi come cantante. «Gli piace che vesta elegante e partecipi ai suoi pranzi di lavoro», dice lei giocherellando con i lustrini della camicetta. «Ho un sacco di bei vestiti, molto più belli di questo. E poi gli piace presentarmi come cantante. Io tengo questo lavoro non solo perché cantare mi piace, ma anche perché mi dà la possibilità di incontrare gente nuova».
Wang spesso si arrabbia, quando al bar gli uomini la scambiano per una “hostess”, una venditrice di sesso. Ma che differenza c’è, in realtà? Nessuna, a detta del professor Pan Suimin della Renmin University. Nel suo libro innovativo China’s Sex Industry, il professor Pan afferma: “Per definizione, l’ ernai è una prostituta, in quanto l’unione tra lei e il protettore non si basa su sentimenti ma su un compenso in denaro o in benefici materiali. Semplicemente, le ernai si collocano ai vertici della gerarchia della prostituzione”. Wang la cantante non vuole rivelare l’esatto ammontare del suo sostentamento mensile. Ma Andy Liu, il suo agente/dj, calcola che una ragazza del suo livello intaschi dai 10mila ai 20mila yuan al mese, senza contare regali o beni di valore. A suo dire, circa l’80% degli uomini che hanno una ernai a Shenzhen sono uomini d’affari di Hong Kong. Di solito si affidano a dj come Andy o a una mama-san per trovar loro una “fidanzata” dietro compenso. «Quei tizi vogliono tutti ragazze belle e giovani, possibilmente dal carattere dolce». «Perché no?», razionalizza un cinquantacinquenne uomo d’affari di Hong Kong che si presenta solo come Cheung. «Tutto a un tratto mi sono accorto che sto invecchiando, e che non potrò portarmi i soldi nella tomba. Da tempo mia moglie ha perso ogni interesse per le attività della camera da letto. Ho bisogno di portare un po’ di colore, un po’ di eccitazione nella mia esistenza. E se posso procurarmi tutto questo utilizzando i soldi che ho guadagnato con fatica, perché no?». Cheung trascorre i weekend a Hong Kong con la moglie e i figli, e i giorni della settimana a Shenzhen assieme a una ragazza di 26 anni proveniente dalla provincia di Hubei.
Zhao Tieling, scrittore e fotografo, che ha vissuto per anni vicino agli ambienti della prostituzione e ha scritto una mezza dozzina di libri sulle prostitute, analizza a fondo il fenomeno delle ernai all’interno della società: «A differenza dell’Occidente, la Cina è una società dispotica, dove vige ancora una rigida gerarchia. Da sempre gli uomini di potere hanno voluto delle concubine. La tradizione non è mai stata spazzata via, neppure durante il periodo di Mao, che aveva più di un’amante». E il fatto che in Cina corruzione ed ernai vadano a braccetto sembra confer mare la visione di Zhao. Secondo un articolo recentemente apparso sul Beijing News , quattordici dei sedici funzionari di alto grado incarcerati per corruzione tenevano delle ernai. Zhao attribuisce la crescita di questo fenomeno ai principi morali in declino e al crescente divario dei redditi. La storia di Li Lingling è un classico. «A nessuna ragazza piace umiliarsi. Ma la differenza di reddito è troppo grande», dice seduta in un bar all’aperto affollato di bevitori, a mezzanotte. Cinque anni fa, quando Li, allora diciottenne, lasciò il suo villaggio nella provincia di Sichuan, nella Cina occidentale, il suo primo lavoro fu servire birra in un ristorante occidentale. «Al titolare faceva molto piacere avere una ragazza carina nel locale», dice Li ridendo, facendo danzare le incantevoli fossette sul viso. In effetti è davvero attraente, e gli occhi grandi sono così vivaci che sembrano parlare da soli. «A dire il vero, a Shenzhen sono molte le ragazze di bell’aspetto che finiscono per lavorare nei bar».
Il primo mese Li fece un incasso di 600 yuan. Poi un’amica la presentò in un bar karaoke, per tenere compagnia agli uomini che bevevano. Il salario aumentò a 2mila yuan. E una volta che i drink e i soldi le ebbero fatto perdere ogni inibizione, cominciò ad andare a letto con i clienti. Il salario schizzò a 4/5mila yuan al mese. «All’inizio piangevo ogni notte, abbracciata al cuscino. Poi, però, mi dissi: sono venuta qui per far soldi, per poter costruire una casa alla mia amata nonna», dice gettandosi indietro i lunghi capelli serici come per scacciare via un pensiero molesto.
Fu in quel posto che Li incontrò il suo primo “fidanzato”, un giovane ingegnere di Hong Kong che lavorava a Shenzhen. Ma fu trasferito all’estero dopo pochi mesi. Per due anni si fece mantenere da un uomo sulla quarantina, proprietario di un’azienda di Hong Kong, che Li soprannominò “Piggy”. «Nel senso di grasso come un porco», dice, mentre le fossette le ricompaiono di nuovo sulle guance. Ha cercato di risparmiare il più possibile. Ed è riuscita a realizzare il sogno di comprare una casa per la nonna che l’ha cresciuta.
Piggy voleva che Li restasse a casa. «Ma perché starsene con le mani in mano quando si possono fare soldi?», dice. Finse di obbedire ma continuò a lavorare al bar, solo bevendo in compagnia degli avventori, però. Ideò un messaggio di testo in codice da inviare alla sua mama-san, così da informarla quando il protettore era in città e lei, di conseguenza, non poteva essere disponibile a lavorare.
Come molte ernai , si fece degli amanti. Il fatto di dover avere dei rapporti sessuali senza coinvolgimento sentimentale spinge queste donne a bramare il vero amore. Uno dei suoi amanti fu il dj Andy Liu, con il quale per due anni ebbe un’intensa relazione. «Lo amavo. E credo che anche lui mi amasse. Ma litigavamo sempre. Era terribilmente geloso di Piggy. Del resto, che potevo fare?». Ricorda i loro litigi violenti, seguiti da amplessi appassionati; a pace fatta lui le cantava dolci canzoni e le parlava di costruire una famiglia assieme. «Ma mi resi conto che, conoscendo i miei precedenti, non mi avrebbe mai sposata», dice accendendosi una sigaretta.
Poi, un bel giorno, Piggy si prese una nuova ernai. «Forse aveva scoperto qualcosa. O magari, semplicemente, ne aveva abbastanza di me». Li scrolla le spalle esili e fa un lungo tiro di sigaretta.
Attualmente Li lavora come mama-san in un bar karaoke a qualche isolato di distanza dal “Fortuna”. Non è più interessata al “fast food”, ovvero a vendere il proprio corpo qua e là. È in cerca di un nuovo protettore. «È mille volte meglio essere una ernai che una “pollastrella”, cioè una prostituta. È molto più sicuro». In base ai suoi progetti, tra due anni, una volta compiuti 25 anni, tornerà a casa, possibilmente con molti risparmi, dopo di che si metterà in cerca di un marito. A casa, nessuno ha la benché minima idea della vita che ha condotto a Shenzhen.
Forse Li dovrà aspettare del tempo prima di trovare un protettore. Negli ultimi mesi, da quando c’è la crisi finanziaria, l’attività va a rilento. «La gente esce meno, spende meno e lascia meno mance. Adesso non è più così probabile che qualcuno si prenda una ernai».
Tutta l’industria del divertimento ha accusato il colpo. Alcuni night-club e bar karaoke hanno chiuso i battenti. «Non credo che l’ambiente delle ernai sia stato colpito nella stessa misura dell’industria del sesso», afferma il dj Liu. «Ma di sicuro ne è stato coinvolto, perché parecchi degli uomini di affari che vengono da Hong Kong lavorano direttamente nel campo finanziario». E ha notato che ora il numero di uomini che si rivolgono a lui in cerca di amanti è diminuito. Per contro, più ragazze gli chiedono di presentargli un protettore, persino le bellezze che potrebbero guadagnare più soldi lavorando come “pollastrelle”.
Così come nel caso di altri impieghi, anche fare la ernai è un lavoro precario, persino quando non incombe una crisi fi nanziaria. E, come tutti coloro che si guadagnano da vivere nel sommerso, le ernai sono molto vulnerabili. Zhen Baichun, un avvocato di Pechino, ha creato il sito www.2n88.com e si dedica alla difesa dei diritti delle ernai. «Non fraintendetemi. Disapprovo un uomo che si prende una ernai», dice seduto a un bar di Pechino, togliendosi gli occhiali scuri di marca: ha paura di essere riconosciuto e insultato dalle donne che hanno sofferto a causa delle ernai dei loro mariti. «Ma hanno ugualmente gli stessi diritti di tutti noi. Da quando ha pubblicato il sito nel giugno 2006, ha ricevuto centinaia di richieste e ha aiutato dozzine di donne. Una di loro era ernai di un viceministro di Pechino, sua ex domestica. Dopo il secondo aborto, il ministro promise di darle 200mila yuan, ma più tardi si rimangiò l’offerta. Zhen scrisse al ministro e lo minacciò di provocare uno scandalo pubblico, che costrinse il ministro a mantenere la promessa. Con l’aiuto di gruppi di donne, Zhen Baichun ha fatto pressioni sul governo affinché riformi la legge sul matrimonio ed equipari il prendere una ernai alla bigamia, sostenendo che la tendenza in costante aumento ha portato alla caduta dei valori familiari e sta persino mettendo a repentaglio la stabilità sociale. Finora nessuna normativa è stata approvata, per quanto quattro province abbiano varato linee-guida con valore di legge che facilitano il divorzio per le donne i cui mariti mantengono una ernai. Wang la cantante non è particolarmente preoccupata per l’attuale crisi finanziaria. «Gli alti e bassi ci sono sempre stati. Però la gente avrà sempre bisogno di divertirsi. Gli uomini avranno sempre bisogno delle donne», dice. E non ci sono motivi validi per cui donne come lei debbano rinunciare a uno stile di vita così alto. «Tutti sfruttano i propri talenti. Perché io non dovrei sfruttare la mia bellezza e il mio fascino?».
BENVENUTA LIJIA ZHANG
Da questo numero la scrittrice e giornalista cinese Lijia Zhang inizia la sua collaborazione con east. Corrispondente da Pechino di alcune fra le più importanti testate del mondo, Lijia Zhang ha pubblicato in Italia presso Cooper Socialismo è grande.