Il parlamento slovacco approva l’espansione dell’EFSF nonostante la caduta del governo Radicova

14/10/2011 — Approfondimenti

UniCredit-Political Studies


“Buongiorno Slovacchia” si apriva così, la conferenza stampa di Iveta Radicova che a seguito delle elezioni politiche del 2010 annunciava con orgoglio la vittoria del suo partito e la fine dell’era Fico. Oggi, a poco più di un anno e mezzo, il mancato appoggio del partito junior della coalizione Libertà e Solidarietà (SaS), in una votazione cruciale per il futuro dell’eurozona ha decretato la caduta del Governo.

Dopo concitati mesi durante i quali i partiti di governo non erano riusciti a trovare un accordo sul voto a favore dell’ampliamento della capacità di prestito del Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF) è toccato al Parlamento slovacco pronunciarsi. Avendo come unico strumento di pressione quello delle dimissioni, il Premier Radicova ha deciso di legare la fiducia al Governo con il voto a favore dell’EFSF, ma mentre gli alleati della coalizione governativa in un primo voto tenutosi martedì (11 ottobre) sono stati gli unici a votare a favore, i membri del partito junior della coalizione Libertà e Solidarietà (SaS), così come preannunciato dal loro leader Richard Sulik, si sono astenuti dal voto. Oltre nove ore di dibattimento parlamentare, infatti, non sono state sufficienti a vincere le resistenza dei membri di Libertà e Solidarietà (SaS), che forti di 22 seggi, sono rimasti fermi nella loro posizione di contrarietà verso l’espansione della capacità di prestito del Fondo.

L’astensione di Sulik ha in definitiva costretto la Radicova ad accettare il crollo del suo governo, decretando così la fine della coalizione. Nonostante ciò però, il fondo alla fine è stato approvato con l'aiuto dell’opposizione del Partito Socialdemocratico (SMER) dell’ex primo ministro Fico, che in un secondo voto tenutosi ieri, (13 ottobre), in parlamento ha votato a favore della ratifica anche se al prezzo di elezioni anticipate. In questa situazione Fico si è comportato da vero stratega. Il partito dell’ex premier, consapevole dell’impopolarità del voto a favore dell’EFSF, si era detto favorevole, solo se la coalizione di governo avesse supportato pienamente la partecipazione a tale meccanismo. In caso contrario, l’opposizione avrebbe supportato il voto solo se il governo avesse tratto le ovvie conseguenze da questa mancanza di coesione, accentando o un rimescolamento o elezioni anticipate. Lo Smer è dato secondo gli ultimi sondaggi come favorito alla vittoria con la maggioranza dei seggi. Ciò significa che l'opposizione di sinistra sarebbe in grado di creare un governo di maggioranza mentre le chances per il ritorno del centro-destra al potere sarebbero più incerte soprattutto per Libertà e Solidarietà. Il fatto che il Partito di Sulik abbia proceduto caparbiamente ad opporsi al voto a favore all’EFSF, nonostante sapesse che in definitiva non avrebbe potuto fermarne l’approvazione per via della scelta tattica di Fico di chiedere elezioni anticipate in cambio del suo sostegno al voto, ha confermato le preoccupazioni di quanti sin dall’inizi della legislatura temevano l’imprevedibilità e l’irrazionalità di questa formazione politica di matrice populista. D’altronde, anche se da un lato Sulik spera che l’opposizione all’EFSF, in fondo assai impopolare tra la popolazione, gli abbia fatto guadagnare consenso, dall’altro la responsabilità di aver fatto crollare il suo stesso governo dopo appena poco più di un anno e mezzo dalle elezioni potrebbe alineragli molti voti della sua stessa base elettorale. Sul piano dell’operatività interna, adesso il governo Radicova – seppur sfiduciato – è destinato a proseguire la sua attività fino allo svolgimento delle prossime elezioni anticipate che la coalizione di governo insieme allo SMER, ha fissato per il 10 marzo 2012. In definitiva, nonostante i mercati stiano tirando un respiro di sollievo per l’approvazione dell’EFSF, alla luce delle prossime elezioni parlamentari, il possibile ritorno dell’opposizione al potere, promotrice nel passato di politiche populiste e nazionaliste potrebbe arrestare, se non addirittura invertire, il percorso riformista che invece il governo Radicova era riuscito ad avviare in questo primo anno e mezzo di legislatura con eccellenti risultati.









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