Siria: si organizzano le opposizioni, mentre prosegue la repressione

20/08/2011 — Asia

redazione


Non accenna ad arrestarsi l’ondata di feroce repressione ordinata dal regime di Damasco contro gli insorti che da mesi chiedono una svolta democratica nel Paese. Malgrado le rassicurazioni delle autorità, a seguito delle sempre più pressanti richieste occidentali affinché in Siria si plachi la violenta reazione alle insurrezioni popolari, le forze di sicurezza seguitano ad arrestare e uccidere senza pietà i ribelli, a Daraa come ad Homs –teatri delle proteste più accese contro il regime di Assad – ma anche in alcuni sobborghi della capitale e nell’antica città di Palmira, nota meta turistica, per via delle ben conservate rovine romane.
Numerose le vittime, secondo le fonti delle organizzazioni di attivisti per la difesa dei diritti umani, citati da Al Jazira e dall’emittente panaraba Al Arabiya: anche quattro bambini sarebbero stati uccisi a Daraa, città da cui nel marzo scorso sono partite le prime manifestazioni che hanno in seguito infiammato il resto del Paese.
Frattanto si registrano colpi di artiglieria al confine fra Siria e Turchia: la frontiera è è pattugliata da carri armati di Damasco dalla fine di maggio, ufficialmente per catturare eventuali terroristi in fuga, in realtà, secondo gli attivisti democratici per soffocare le proteste della popolazione locale, in corso da mesi.
Ma le opposizioni al regime si vanno lentamente, ma progressivamente organizzando in una alleanza unitaria. La pluralità di sigle in cui è frammentato il fronte antiregime rischia infatti di indebolirne l’azione. Dunque si vanno facendo sempre più intense le consultazioni fra i rappresentanti in patria e all’estero dei gruppi che in questi mesi hanno riunito gli insorti che vorrebbero veder cadere definitivamente il decennale regime baathista degli Assad.
Membri della varie formazioni politiche e confessionali siriane potrebbero annunciare già domani, in Turchia, la nascita di un Consiglio di transizione, che vedrebbe la partecipazione di 55 persone, suddivise fra 16 tecnocrati, 10 rappresentanti della Conferenza di Antalia, 7 dell’incontro di Bruxelles, 8 del Fronte di salvezza, 4 laici, 2 ulema, 8 giovani, tutti (tranne il gruppo degli ulema) con una adeguata componente anche femminile.
Ogni gruppo, poi, ha offerto rassicurazioni circa la presenza trasversale delle varie minoranze confessionali, quali drusi e ismaeliti, alawiti etc, nonché delle diverse componenti etniche e politiche, fra progressisiti e laici.
Questo dovrebbe garantire una rappresentanza corretta ed equilibrata del variegato spettro sociale del Paese.
Intanto ieri era stata annunciata la formazione della Commissione generale della rivoluzione siriana, con l’obiettivo di unire gli sforzi politici, mediatici e sul terreno finalizzati alla caduta dell’oppressivo e illegittimo regime al potere.
Numerosi gruppi, tra i quali i Comitati locali che in questi mesi hanno coordinato l’organizzazione delle varie proteste cittadine nelle diverse regioni del Paese, hanno sottoscritto un documento comune, che mira a riunire e avvicinare le differenti posizioni e visioni in merito agli obiettivi rivoluzionari.
In futuro, in una visione positiva dell’evoluzione degli eventi, la Commissione ambisce alla creazione di uno Stato libero, in cui siano garantiti a tutti i cittadini i diritti fondamentali, in un ambito di uguaglianza e certezza del diritto, all’interno di istituzioni democratiche.









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