Tre anni fa duecento persone morirono durante l’attacco terroristico organizzato da un gruppo di pachistani all’hotel Taj Mahal di Mumbai, capitale economica del Subcontinente indiano.
I dieci attentatori assediarono l’albergo più lussuoso dell’India per circa 60 ore, dandolo alle fiamme e uccidendo moltissimi ostaggi.
Ieri la megalopoli ha rivissuto l’incubo del terrorismo a causa di ben tre esplosioni avvenute in luoghi differenti, ma tutti estremamente affollati e dunque scelti appositamente per compiere una vera e propria strage. Sebbene ancora nessun gruppo abbia rivendicato l’azione, le autorità puntano il dito contro formazioni di matrice islamica legate ai fondamentalisti pachistani.
Gli ordigni utilizzati, nascosti in due mercati noti per la compravendita di gioielli e preziosi e in una delle numerose stazioni ferroviarie della città, erano abbastanza rudimentali, ma egualmente letali, tanto da aver provocato un grave bilancio di vittime, che ammonta a 21 morti e un centinaio di feriti.
Inizialmente qualcuno ha creduto che vi fosse stata una fuga di gas, ma poi la folla di disperati in fuga dai luoghi delle esplosioni non ha lasciato adito a dubbi sulla natura dell’attentato.
Il governatore dello Stato del Maharashtra, di cui Mumbai (ex Bombay) è capitale, Prithivraj Chavan, ha parlato di attacco al cuore dell’India, mentre il ministro degli Interni Chidambaram – che guida l’importante dicastero proprio dal 2008, dopo l’attacco al Taj Hotel – ha sottolineato quanto la scelta dei luoghi per gli attentati dimostri che si è di fronte ad una operazione attentamente preparata e organizzata.
Reazioni di condanna sono venute da tutto il mondo e in particolare da Stati Uniti e Pakistan: quest’ultimo ha in programma alla fine del mese una tornata di colloqui e negoziati per la pace proprio con i vicini indiani e l’azione terroristica di ieri sembra essere stata messa in opera proprio nel tentativo di destabilizzare ulteriormente il già precario rapporto fra i due Paesi.
Tra i principali sospettati di essere gli autori della strage, secondo la polizia di Mumbai, vi sarebbe il gruppo denominato Indian Mujaheddin, i cui membri erano stati in gran parte arrestati o uccisi, ma che continua a mantenere stretti rapporti con i jihadisti pachistani attivi in Kashmir, regione caldissima da un punto di vista militare, oggetto di annose contese fra India e Pakistan.
Le bombe che ieri hanno terrorizzato la città, secondo le prime ricostruzioni, erano state piazzate una sotto un ombrello, in una bancarella del popolare mercato chiamato Zaveri Bazar, un’altra, nei pressi della prima, nel quartiere dell’Opera House, e infine la terza a Dadar, snodo ferroviario estremamente affollato nell’ora di punta in cui l’ordigno è stato azionato.
I morti e i feriti sono stati portati via dai luoghi della strage con ogni mezzo possibile, dai taxi ai camion, in direzione di vari ospedali cittadini.