Il parlamento greco ha approvato il piano di salvataggio dei conti pubblici in una notte segnata da violenti disordini di piazza, come non se ne vedevano da anni.
Con 199 voti a favore su 300 il piano di austerità ha avuto il via libera e ora Atene attende l'erogazione di quei 130 miliardi di euro (che potrebbero diventare 145) che eviterebbero al Paese la bancarotta e l'uscita dall'euro, una prospettiva dalle conseguenze inimmaginabili, come ha sottolineato l'altro giorno la stessa cancelliera tedesca Angela Merkel.
Nella piazza antistante il parlamento ellenico, la centrale piazza Syntagma, cuore di tutte le manifestazioni che in questi mesi sono state organizzate dai sindacati e dalle varie categorie colpite dalla crisi per protestare contro i drastici tagli decretati dal governo del socialista Papandreou prima, e da quello di unità nazionale guidato da Papademos ora, la polizia in tenuta antisommossa ha risposto con i lacrimogeni ai ripetuti lanci di bottiglie molotov e pietre da parte dei domostranti.
Numerosi edifici, anche storici, della capitale, situati nei pressi della piazza, sono stati presi d'assalto e dati alle fiammme.
Numerosi manifestanti sono stati arrestati (circa una cinquantina) e a dozzine sono risultati feriti nei tafferugli.
Gli organizzatori della protesta parlano di una vasta adesione, che avrebbe raggiunto le 100mila persone.
Malgrado la forte pressione popolare contro il piano di austerità che all'interno del parlamento veniva sottoposto al voto, alla fine i deputati ellenici, in piena notte, hanno dato il via libera alla manovra lacrime e sangue, l'ennesima, che prevede pesanti tagli ai salari e licenziamenti di funzionari e impiegati del settore pubblico.
I deputati dissidenti (ovvero che hanno votato contro o si sono astenuti) all'interno delle due formazioni che ancora sostengono l'esecutivo, i socialisti del Pasok e i conservatori di Nea Democratia, sono stati espulsi o non verranno ripresentati nelle liste alle prossime elezioni che dovrebbero tenersi in aprile.
Stesso trattamento per i parlamentari dell'ultraconservatore Laos, uscito dalla coalizione di governo, che hanno votato a favore delle misure di austerity, contrariamente a quanto stabilito dal partito.