Il vertice Ue in cui si dovevano prendere decisioni sostanziali per salvare la moneta unica e rafforzare le barriere contro la crisi, se da una parte ha visto concretizzarsi il potenziamento del fondo salva Stati permanente (Esm) – portato a 500 miliardi di euro e affidato in gestione alla Banca centrale europea, e la cui operatività è stata anticipata al marzo del prossimo anno – d'altro canto ha registrato il clamoroso rifiuto della Gran Bretagna ad assoggettarsi alle nuove stringenti normative volte a una modifica dei Trattati al fine di rafforzare la disciplina di bilancio.
Il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy ha affermato che decisioni prese dai leader Ue rappresentano un importante tappa per la salvaguardia dell'euro, mentre il presidente della Commissione Barroso ha sottolineato come i risultati del summit indichino che comunque quello della moneta unica è un processo irreversibile.
Eppure, la richiesta avanzata dal premier inglese, David Cameron, di esentare la Gran Bretagna dalla disciplina Ue in tema di controlli sui servizi finanziari (chiaramente e da sempre invisa alla City), in cambio del via libera britannico alla riforma dei Trattati, per giungere a un nuovo Patto di bilancio, oltre a essere stata giudicata inaccettabile, in primis dal presidente francese Sarkozy, ha creato un inevitabile, pericolosa frattura fra Londra e l'Ue.
Malgrado le mediazioni tentate nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, Cameron è stato irremovibile.
E comunque la riforma, voluta soprattutto da Francia e Germania per rafforzare l'euro, non è stata affossata. I 17 Paesi membri dell'area euro firmeranno (a marzo 2012) un nuovo Trattato intergovernativo, un Patto di bilancio cui possono aderire anche i cosiddetti "volontari", ovvero quegli Stati che ancora non hanno adottato la moneta unica, ma che desiderano condividere l'iniziativa.
E dei 10 Paesi che non fanno parte dell'Eurozona, tutti, salvo appunto la Gran Bretagna, hanno dato il loro assenso alla proposta.
A questo punto i 26 si avviano a adottare norme più rigorose per il rafforzamento dei controlli e la gestione dei conti pubblici.
Chi non rispetterà le nuove regole sarà automaticamente fatto oggetto di sanzioni, mentre il tetto massimo del rapporto strutturale deficit/Pil verrà fissato allo 0,5% del Prodotto interno lordo.
Frattanto il commissario agli Affari economici dell'Unione Europea, Olli Rehn, ha precisato che la decisione inglese non eviterà alla City e ai suoi servizi finanziari i controlli previsti dalle nuove norme in fase di elaborazione, che si applicheranno rigorosamente al settore finanziario e al monitoraggio dei bilanci statali, cui pure i britannici non potranno sottrarsi, visto che hanno aderito al cosiddetto six pack, ovvero quell'insieme di regole che entreranno in vigore da domani e che hanno lo scopo di rafforzare la sorveglianza sui conti e che prevedono sanzioni automatiche per chi non rientra nei vincoli prefissati per il contenimento di deficit e debito sovrani.
Rehn si è detto comunque dispiaciuto per la mancata adesione di Londra alla nuova unione di bilancio, decisione che non rappresenta solo una frattura con l'Europa, ma anche un pericolo per il futuro della stessa Gran Bretagna.
E se il vicepremier inglese, il libdem Nick Clegg, filoeuropeo, informato del niet di Cameron, si è detto furioso per una mossa che pone la Gran Bretagna in un angolo, c'è da registrare il sostanziale assenso degli inglesi, concordi in maggioranza con il loro premier Cameron.
Intanto, mente Londra si ritrova più isolata in ambito continentale, un nuovo Paese, la Croazia, ha pressoché portato a compimento il lungo cammino di adesione all'Ue.
Nell'ambito del Consiglio europeo i 27 hanno firmato il Trattato che consentirà, dal primo luglio del 2013 a Zagabria di entrare a far parte ufficialmente del consesso comunitario, aggiungendo la 28ma stella alla bandiera europea.