È in corso nella capitale belga il summit straordinario dei 17 leader dell’Eurozona per elaborare il secondo piano di salvataggio della Grecia, al fine di evitare che la grave crisi degli ellenici contagi altri Paesi, mettendo a rischio la stessa sopravvivenza della moneta unica.
A tal proposito, il presidente dell’Eurogruppo Juncker, al suo arrivo al vertice, ha tenuto a precisare l’eccezionalità della situazione greca, sottolineando come «il problema riguardi la Grecia e non l’euro».
Certo, non mancano le difficoltà e le divisioni all’interno dei Diciassette, soprattutto per quanto riguarda le soluzioni possibili e la complessa e delicata valutazione dell’eventuale partecipazione dei privati, ovvero delle banche, all’operazione di salvataggio. Per ora si esclude il ricorso ad una tassazione ad hoc per gli istituti di credito, almeno stando a fonti franco-tedesche.
E proprio la cancelliere Merkel e il presidente Sarkozy, dopo ore di colloqui, hanno raggiunto nella notte un’intesa per una posizione comune da tenere durante i lavori dell’incontro in corso, che vede la partecipazione anche del presidente della Banca centrale europea, Trichet, del nuovo direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde e del presidente Ue Van Rompuy, che ha aperto le sessioni del vertice.
Tre sono attualmente le opzioni che i leader stanno discutendo per salvare Atene. Tutte hanno lo scopo di alleggerire il pesantissimo fardello del debito greco, che ha ormai raggiunto l’impressionante cifra di 350 miliardi di euro. I colloqui franco-tedeschi, cui ha partecipato anche Trichet, sono serviti da base per i negoziati delle ultime ore, che hanno evidenziato la possibilità di ricorrere a una forma di “default selettivo parziale”. Ma quest’ipotesi non piace alla Bce, laddove il piano di Parigi e Berlino prevede l’opportunità, per i Paesi dell’euro, di offrire loro al posto della Grecia le garanzie necessarie alla Bce, qualora le agenzie di rating classificassero il debito ellenico in default selettivo parziale.
Certo il caso greco, definito, in quella che per ora è sola una bozza di conclusioni del summit, unico nella sua gravità e che pertanto richiede misure eccezionali, è quanto mai spinoso, e un accordo tra i leader dell’Eurozona non appare semplice da raggiungere.
Nel documento in discussione, secondo indiscrezioni delle ultime ore, si prevede la possibilità di estendere i termini di restituzione del prestito da parte della Grecia da 7 anni e mezzo a 15, prestiti concessi a un tasso equivalente alla facilità per sostenere la bilancia dei pagamenti: il tutto accompagnato da incentivi appropriati all’attuazione del programma e sostegno all’azione volta alla crescita e alla ripresa degli investimenti.
Queste opzioni eviterebbero il ricorso al default selettivo, e in tal caso lo strumento utilizzato per il prestito sarebbe il cosiddetto Fondo salva Stati (Efsf).